martedì 3 settembre 2013

Kick-Ass

di Matthew Vaughn

con: Aaron Taylor Johnson, Nicolas Cage, Chloe Grace Moretz, Christopher Mintz-Plasse, Mark Strong, Lindsey Fonseca.

Grottesco/Supereroistico

Usa (2010)

















La rilettura del supereroe in chiave "realistica" è un vero e proprio sottogenere nel panorama del fumetto statunitense; basti pensare, uno per tutti, al mitico Watchmen di Moore, dove i protagonisti sono tutti persone normali divenuti semplici vigilantes privi di superpoteri o abilità particolari di sorta; senza contare come anche nel panorama del fumetto mainstream gli eroi privi di poteri occulti o tecnologie aliene non si contano; è però Mark Millar a dare l'interpretazione definitiva dell'eroe "normale" in uno dei suoi lavori più celebri, "Kick-Ass", firmato assieme a John Romita Jr. tra il 2008 e il 2010 per la Marvel.


Sulla scorta di quanto fatto da Moore nel suo capolavoro, anche Millar immagina un mondo in cui comuni esseri umani cominciano a vestirsi con tutine colorate e maschere copri-zigomi e a pattugliare le strade di New York in cerca di crimini; protagonista della vicenda è il sedicenne Dave Lizewski, giovane nerd che decide di dare una svolta alla sua vita mascherandosi da supereroe e ripulendo le strade dai delinquenti, divenendo ben presto conosciuto su youtube e sul resto della rete con il nome di battaglia "Kick-Ass"; assieme a lui spunta però un'altra accoppiata di stralunati eroi: Damon Mcready e sua figlia Mindy, alias Big Daddy e Hit Girl; lui è un ex-poliziotto ingiustamente cacciato via per una finta storia di corruzione ed ora in cerca di vendetta, lei la sua figlia dodicenne addestrata come un vera e propria macchina da guerra in miniatura.


A distinguere l'opera di Millar dalle altre è però un fattore determinate: un umorismo goliardico e grottesco, oltre che ad una dose insana di violenza grafica, atta a dare forma esplicita al sottotesto cupo presente in ogni storia di supereroi; Kick-Ass è, in fin dei conti, una parodia acida e corrosiva dell'universo degli eroi mainstrem, i cui personaggi più popolari, ossia l'Uomo Ragno e Batman, vengono riproposti in chiave iperbolica; Dave altri non è che il giovane imbranato Peter Parker: nerd sfigato e buono a nulla, innamorato perso di una ragazza oltre la sua portata, che tra l'altro lo crede dapprima pervertito e poi omosessuale; solo che nel mondo di Millar l'eroe non conquista tutto grazie alla sua maschera e alle sue mossette: l'attività di vigilantes lo porta ad essere pestato sempre più violentemente dalle gang locali e la ragazza, una volta scoperta la sua identità, lo picchia a sangue e lo bombarda con foto porno aventi ad oggetto le epiche dimensioni del pene del suo ragazzo. Big Daddy è invece la perfetta parodia dell'Uomo Pipistrello (del quale viene ripreso anche il design della tuta): un tutore della legge ossessionato dalla vendetta, che per dare sfogo alla sua mania coarta persino una ragazzina e la trasforma in un mostriciattolo assetato di sangue. Alla fine, a trionfare negli otto numeri della serie è la violenza esplicita, ma grottesca (e quindi mai di cattivo gusto), la cattiveria acida ed irriverente ed un gusto iconoclasta come davvero non se ne vedono nel panorama dei fumetti Marvel.


Nel 2010, di pari passo con la chiusura della prima serie a fumetti, arriva al cinema il film di Kick-Ass; produzione semi-indipendente affidata all'inglese Matthew Vaughn, al suo terzo lungometraggio; la trasposizione, nei primi minuti, è semplicemente elettrizzante: Dave (che qui ha il volto da sfigato di Aaron Johnson) è il classico nerd protagonista di infiniti film e telefilm americani; solo che qui la componente "maniacale" del personaggio viene subito esplicitata: si diverte a masturbarsi pensando alle procaci forme della sua insegnante milf e sogna di avere un rapporto amoroso con Katie, che però lo taccia di perversione; Dave decide così di diventare Kick-Ass e gli autori mettono subito le cose in chiaro: il pestaggio nel parcheggio è secco e crudo, le botte che il protagonista riceve fanno davvero male, la violenza, in sostanza, non viene edulcorata; violenza che risulta sgradevole anche quando virata al grottesco, come nella sequenza del forno a microonde, che da sola vale la visione dell'intera pellicola; ottima anche l'idea di fare interpretare lo psicopatico Big Daddy a Nicolas Cage: da sempre appassionato di fumetti, Cage si diverte come un matto nei panni della controparte psicotica di Batman, e firma quella che forse è la sua migliore performance recente (tanto che ci si dimentica degli osceni film sul Ghost Rider in cui è protagonista); la rivelazione è però la dodicenne Chloe Moretz, che da qui comincerà una fulgida carriera nello star-system hollywoodiano: piccola e letale, la Moretz è una Hit Girl che divora la scena ogni volta che appare.


Man mano che la pellicola procede, però, non tutto va per il verso giusto: l'umorismo va scemando, la carica grottesca si stempera, la violenza si fa sempre meno dolorosa e sempre più "fumettistica"; il film, in pratica, da parodia del filone supereroistico diviene un film supereroistico con tutti i crismi; le differenze con il materiale di partenza, in particolare, portano la pellicola a scadere ben presto nel convenzionale e nel prevedibile; su tutto, la storia tra Dave e Katie diviene una normalissima storia d'amore tra teen-agers, con tanto di lieto fine, alla faccia della corrosiva cattiveria mostrata da Millar.


La troppa serietà finisce per affossare il film, che diviene così uguale agli altri diecimila e rotti adattamenti di supereroi al cinema in circolazione; difetto che già affliggeva un altra pellicola che si riproponeva di scardinare i luoghi comuni del supereroe, quel "Hancock"(2008) che sembrava dovesse dare vita ad un filone di "supereroi buzzurri" anche al cinema, ma che invece si risolveva come una comunissima pellicola con un Superman di colore. In tutto questo la regia di Vaughn vacilla, tra flshback girati come finti piani sequenza in digitale ed un epilogo prevedibile e fin troppo compiaciuto.


Sospeso tra umorismo irriverente e serietà convenzionale, "Kick-Ass" resta tutto sommato una pellicola divertente, anche se decisamente non riuscita; la prima metà è da antologia del cinema adolescenziale e cinico, la seconda è solo il classico polpettone per adolescenti sfigati; si farà molto meglio con il recente sequel "Kick-Ass 2" (2013).

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