venerdì 25 luglio 2014

The Elephant Man

di David Lynch

con: Anthony Hopkins, John Hurt, Freddie Jones, Anne Bancroft, John Gielgud, Wendy Hiller, Lesliey Dunlop, Michael Helphick, Hannah Gordon, Phoebe Nicholls.

Biografico/Drammatico

Usa (1980)













Si dice che prima di girare "The Elephant Man", David Lynch si fosse ritirato dal mondo del cinema e lavorasse come carpentiere; il successo del suo esordio "Eraserhead" (1977) gli aveva di certo garantito una certa fama nel circuito dell'underground e tra i cultori del cinema estremo e sperimentale, ma non il plauso di Hollywood, presso il quale non aveva trovato riscontro alcuno; fortuna volle che un certo produttore dell'epoca, più famoso come regista che come capo di uno studio, si fosse interessato a lui per girare una pellicola che, a sua detta, era al di là delle sue capacità; questo produttore era Mel Brooks e il progetto era la biografia di Joseph "John" Merrick, personaggio che a causa della sua deformità divenne celebre nel XIX secolo come "l'uomo elefante".
Brooks, famosissimo per le sue commedie slapstick e demenziali, rimase colpito da "Eraserhead" ed affidò il progetto a Lynch dandogli piena libertà; nacque così uno dei capolavori più celebri del grande regista, nonchè la pellicola che gli permise di sfondare definitivamente ad Hollywood.


Nelle mani di Lych, quella che poteva essere una semplice riflessione sul concetto di diversità o un mero spaccato d'epoca diviene molto di più; "The Elephant Man" è uno dei più lucidi ed efficaci saggi sul concetto di pietà che il Cinema abbia mai conosciuto.
Quella di John Merrick altro non è, di fatto, che una prosecuzione della parabola di "Eraserhead", questa volta narrata da un altro punto di vista: quello del feto deforme e non voluto, ora cresciuto e divenuto uomo. Merrick non è, per Lynch, un mero freak, un diverso tra i diversi, ma un uomo alla disperata ricerca dell'accettazione altrui; e i "normali" non sono criticati in quanto semplici "bestie dal corpo normale", ma anch'essi descritti in modo stratificato e mai stereotipato.
E nella descrizione delle disavventure di Merrick, Lynch ribalta alcuni dei concetti di "Eraserhead", rileggendoli dal punto di vista Merrick e, quindi, in chiave più umanitaria; primo fra tutti è il concetto di paternità/maternità, ora non più incubo mostruoso, ma viatico per un affetto disperatamente cercato, che trova forma nei personaggi del dr.Treves e della madre di Merrick, quest'ultima ideale divinità salvifica che prende il posto della bambina "distruttrice". Anche nella descrizione dei "normali", si diceva, Lynch non si limita ad un manicheismo classico del buono/cattivo, ma riesce a trovare una profondità inedita che va al di là del puro simbolismo.


Il primo tra i "normali" e punto di vista della prima parte del film è il dr.Treves (un Anthony Hopkins ancora giovane e lontano dagli istrionismi che lo renderanno famoso nel decennio successivo): Traves è la parte più umana della scienza, messa al servizio dell'uomo e del suo bene, ma conscia dei suoi stessi errori; anche Traves sfrutta Merrick per i suoi fini, mostrandolo all'accademia in modo non dissimile da quanto fatto dal malvagio Bytes, ma a differenza di questi egli lo considera come un essere umano, non come una res da possedere e percuotere.


Ed è proprio Bytes (un magnifico Freddie Jones) ad incarnare il lato più disumano dell'uomo: un circense privo di scrupoli ed empatia, che riduce Merrick ad animale da palcoscenico e ne sfoggia la deformità come uno spettacolo vivente; così come fa, tra le mura dell'ospedale, lo spietato guardiano notturno (Michael Elphick), altra faccia della cattiveria umana; entrambi hanno un tratto in comune: sono espressione dello strato più basso dello società, ossia del meno acculturato; la mancanza di istruzione diviene sinonimo, con Lynch, di disumanità interiore, che si scontra con la pietà, genuina, che invece viene provata dai dottori e dagli scienziati. Giustapposizione che l'autore tempera in modo intelligente durante la sequenza dell'ospedale, dove gli ospiti di Merrick, tutti appartenenti all'alta società, sono descritti come snob imbelli, che incontrano l' "uomo elefante" solo per profitto.


Il connubio tra cultura e pietà non si riduce ad una mera esaltazione del positivismo scientifico grazie al personaggio di Mrs.Kendal (Anne Bancroft): un'attrice, ossia un'artista, ruolo del tutto antitetico a quello dello scienziato medico; Mrs.Kendal è, di fatto, il personaggio più umano di tutto il film, la prima a vedere Merrick come un uomo dotato di una sua intrinseca bellezza, piuttosto che come un fenomeno da compatire; ed è la sola ad avvicinarsi a lui anche fisicamente, nella splendida scena del bacio, casto e puro, che Lynch antepone e giustappone a quello che il personaggio subisce durante l'umiliazione notturna, impostogli con la forza dagli intolleranti beoni.


Merrick, a sua volta, è al contempo oggetto e soggetto della narrazione; nella prima parte del film egli è un mistero, mostrato solo nell'ombra e in controluce, svelato dopo più di trenta minuti dall'inizio; Merrick è, in questa prima parte, l'archetipo del fenomeno naturale, verso il quale il dr. Treves prova un misto di curiosità scientifica e commozione; ma è dopo l'incontro con il dr.Comm (un John Gielguld al solito magnifico) che Merrick diviene personaggio a tutto tondo e protagonista effettivo della narrazione. L'Uomo Elefante non è un semplice "ultimo" da compatire, ma un personaggio che, pur nella sua miserevolezza, risulta completo: un essere intelligente e raffinato confinato in un corpo mostruoso, un "animo nobile" alla disperata ricerca della normalità; e con le sue movenze goffe e la sua voce bambinesca, John Hurt riesce davvero a smuovere i sentimenti più sinceri dello spettatore.


Quello di Lynch è un ritratto volutamente commovente, che cerca di colpire nel profondo dell'anima del pubblico per raggiungere la commozione più piena e totale; riuscendoci del tutto grazie alla sua maestria stilistica: Lynch non istrioneggia, non ricatta lo spettatore spettacolarizzando il dolore o la deformità, ma si limita a mostrarlo con tutta la sua carica di empatia intrinseca, sapendo sempre quando fermarsi, quando sfumare una scena e quando caricarla con più pathos. Nella ricerca di questo equilibrio idealmente impossibile tra distacco e compassione, il grande autore elabora uno stile unico, che va al di là del surrealismo post-moderno per approdare ad un nuovo classicismo oggettivo; il taglio delle inquadrature e del montaggio è volutamente retrò, come nelle pellicole americane degli anni'50, tanto da sembrare un film dell'epoca piuttosto che una produzione del post-New Wave. Nella messa in scena, Lynch abbandona i suoi incubi e confina le visioni oniriche a tre sequenze chiave: l'incipit, con la nascita di Merrick, la metà del secondo atto, con l'incubo degli abusi, e l'epilogo, con la morte liberatoria. Il risultato è potente ed incredibilmente pudico al contempo, prova inconfutabile dell'enorme talento del suo autore.


EXTRA

Basato sulle memorie del vero dr.Treves e su un saggio scientifico dell'epoca, "The Elephant Men" uscì nelle sale americane mentre a Broadway era in programmazione un dramma teatrale anch'esso basato sulla vita di John Merrick; sia Lynch che i produttori dovettero sottolienare in più occasioni come il loro film non fosse basato sulla versione teatrale.

Il nome di battesimo di Merrick era Joseph, ma per motivi oscuri il dr.Treves si riferisce a lui come "John" nei suoi scritti; nella sceneggiatura, Lynch, Christopher De Vorre e Eric Bergen decisero di lasciare intatto tale riferimento.

Genio indiscusso della commedia americana, Mel Brooks era famoso, all'epoca dell'uscita del film nelle sale, per cult della commedia quali "Frankestein Jr." (1974), "Mezzogiorno e mezzo di fuoco" (1974) e "The Producers" (1967); per evitare che il pubblico scambiasse il film per una parodia, Brooks fece togliere il suo nome dalla locandina e dai titoli di testa, lasciando come unico riferimento l'intestazione della sua casa di produzione, la "Brooksfilm". Nel 1986, Brooks avrebbe prodotto un altro film di cult che avrebbe spalancato le porte di Hollywood ad un altro grandissimo autore: "La Mosca" di David Cronenberg.

sabato 19 luglio 2014

Alien

di Ridley Scott.

con: Tom Skerrit, Sigourney Weaver, Ian Holm, John Hurt, Yaphet Kotto, Veronica Cartwright, Harry Dean Stanton, Bolaji Badejo, Helen Horton.

Fantascienza/Horror

Usa, Inghilterra (1979)














---SPOILERS INSIDE---

Una premessa è d'obbligo: "Alien" non è un film originale; molte delle intuizioni avute da Ridley Scott e da Dan O'Bannon (qui sceneggiatore) sono state riprese da un piccolo film italiano del 1965, quel "Terrore nello Spazio" con il quale il mai troppo lodato Mario Bava riusciva, per la prima volta, a fondere efficacemente fantascienza ed horror; dal gioiello di Bava, i due riprendono anche l'idea dell'alieno come parassita carnivoro ed alcune inquadrature, come quella dell'approccio all'astronave aliena, ma anche la struttura "a morti progressive", che da "Halloween" (1978) in poi prenderà il nome di "slasher", ma che era già stata teorizzata da Bava in "Reazione a Catena" (1971) e nello stesso "Terrore nello Spazio".  Debito che nessuno dei due autori ha, tra l'altro, mai ammesso, citando come uniche fonti di ispirazione "2001: Odissea nello Spazio" (1968), "Guerre Stellari" (1977) e il cult di Tobe Hooper "The Texas Chainsaw Massacre" (1974), che ha detta di O'Bannon lo ha portato ad ideare una forma di ibridazione tra l'horror viscerale della New Wave americana e la fantascienza classica.
Detto questo, "Alien" resta comunque una delle pellicole più influenti dell'intera Storia del Cinema, un ideale spartiacque nel cinema del terrore e uno degli esempi più fulgidi di fantascienza visionaria e post-moderna.


La storia della genesi del film è talmente complessa ed affascinante da poter essa stessa divenire materia per una narrazione a parte. Nel 1976, Dan O'Bannon ritorna in America dopo il naufragio del progetto di adattamento di "Dune" da parte di Alejandro Jodorowsky; senza un soldo, O'Bannon passa più di una notte sotto i ponti e quando può cerca un rifugio per mangiare e sviluppare un'idea per un film di fantascienza: una pellicola con protagonista un alieno antropofago e genuinamente maligno, progetto che voleva realizzare già all'indomani di "Dark Star" (1974), nel quale, a causa della scarsità di mezzi, non era riuscito a dare una forma credibile all'alieno che infastidisce l'equipaggio della nave protagonista del film.
Un anno dopo, la sceneggiatura è pronta; O'Bannon, per accattivarsi i produttori hollywoodiani, la battezza "Star Beast", in modo da far credere loro che si tratti di un film nato per cavalcare l'onda del successo di "Star Wars". Al progetto si avvicina da prima il regista Walter Hill e poi la Fox, che decide di produrlo con Hill in cabina di comando; ma gli impegni del grande autore con un altro cult di quegli anni, quel "The Warriors" che pure sovvertirà gli schemi e lo stile del cinema di genere nello stesso anno di "Alien", portano i produttori a stilare una short.list di potenziali registi, tra i quali spunta persino Robert Aldrich, subito scartato a causa del poco entusiasmo che pare riversasse sul progetto. Viene quindi scelto Ridley Scott, all'epoca reduce dal successo al festival di Cannes del suo esordio "I Duellanti"; e Scott infonde al film una carica visionaria e professionale unica: sempre dall'abortito progetto di Jodorowsky, il regista inglese richiama Chris Foss e sopratutto il pittore H.R.Giger, incaricato di dare una forma disturbante e mostruosa alla creatura e al mondo in cui si muove. Ed il risultato è a dir poco visionario.


Il futuro ideato da Scott e Giger è il concetto stesso di fanta-scienza e l'astronave Nostromo è la vera (ideale) protagonista del film; lungi dall'essere un luogo sicuro, pulito ed asettico come le navi spaziali che fino ad allora il cinema fantastico aveva presentato al pubblico, la Nostromo è un coacervo di tecnologia industriale ed elettronica che sembra avere vita propria; i suoi corridoi bui e stretti sono intasati da componenti elettrici che ostruiscono ogni singolo dettaglio delle inquadrature, viscere di un essere vivente il cui cervello è "Mother", il computer di bordo; ideale evoluzione dell' HAL9000 del capolavoro di Kubrick, Mother non è un semplice "super-cervello impazzito", bensì una mente razionale conscia del proprio male e della sua necessità; Mother è l'incarnazione del cinismo scientifico, o quanto meno del suo lato più distruttivo ed inumano, e per questo, in fin dei conti, è un personaggio ben più spaventoso dello stesso alieno.


Se la Nostromo è il punto di arrivo di una tecnologia sempre meno artificiale e per questo sempre più vicina alla vita organica, l'equipaggio della stessa rappresenta un'ideale "pezzo di umanità" di XXI secolo; i sette membri dell'equipaggio non sono archetipi o stereotipi delle classi lavorative di appartenenza (il comandante Dallas, il primo ufficiale Ripley, l'ufficiale medico Ash, l'ufficiale di rotta Lambert, lo scienziato Kane e i manovali Brett e Parker), bensì sette volti della psicologia umana (e non) incarnati in altrettanti personaggi, con tutte le loro debolezze e controsensi ad ostacolarli.
Dallas (Tom Skerrit) è il maschio alfa, il comandante in capo nonchè protagonista effettivo della prima parte del film; è lui ad avere il controllo (virtuale) in ogni situazione, dall'esplorazione del planetoide all'autopsia della prima forma dell'alieno; ma la sua capacità di comando è puramente pretenziosa: lascia le decisioni più importanti ad Ash ed infrange i regolamenti pur di porre rimedio all'orrore scoperto sull'astronave aliena; tuttavia, il suo ruolo di capo e guida resta comunque centrale nella narrazione: non per nulla è dopo la sua morte che le cose cominciano davvero a precipitare.
Ripley (Sigourney Weaver, qui al suo primo ruolo importante) è invece il personaggio più complesso; incarna il lato più razionale del gruppo: è lei ad opporsi al rientro della spedizione per salvaguardare l'integrità medica dell'intero equipaggio, contravvenendo agli ordini di Dallas e Ash; ed è anche il personaggio dotato di maggior sangue freddo, l'unico a non avere un cedimento nervoso di fronte all'orrore che l'attanaglia, neanche nell'ultimo atto, dove si trova faccia a faccia con esso; è, in sostanza, una versione evoluta della "final girl" dello slasher, più sicura e matura, una donna che, contrariamente a quanto il luogo comune voglia far credere, è determinata e razionale.


L'ufficiale scientifico Ash (Ian Holm) è il personaggio più genuinamente disturbante dell'intero gruppo; per metà del film incarna la ragione della scienza, ossia quell'attitudine ad insistere nella ricerca pur sapendo del pericolo in esso intrinseco; Ash è cinico, freddo ai limiti del disumano, calcolatore al punto che la sua sola presenza sulla scena porta una forma di inquietitudine impossibile da razionalizzare; i suoi scontri con Ripley rappresentano l'ideale opposizione tra mente razionale e curiosità filosofica, dove è quest'ultima a prevalere.
Quando la vera natura di Ash viene rivelata, Scott sfoggia tutta la sua carica visionaria in una delle scene più agghiaccianti che mente umana possa concepire: Ash è un androide e nel momento in cui si disvela come tale il suo stesso corpo muta, diviene un manichino organico dalle movenze legnose e dall'aspetto genuinamente rivoltante; la rappresentazione della persona sintetica è quanto di più disturbante mente umana possa concepire: l'androide non è più metallo forgiato ad immagine umana, bensì un esso stesso un sistema organico, dotato di viscere e liquidi simili a quelli umani; l'androide diviene (assieme all'alieno) l'incarnazione dell'orrore di una corporalità impazzita, di un organismo meta-umano iperbole deformata dell'umano stesso.


Se Brett (il grande caratterista Harry Dean Stanton) è semplicemente la "carne da macello", Parker (Yaphet Kotto) è la rappresentazione dell'uomo comune (un semplice "operaio spaziale") chiamato a fronteggiare un orrore sconosciuto verso il quale dimostra di essere la "forza" del gruppo, l'unico assieme a Ripley a non perdere mai il controllo, nonostante il forte stress che lo attanagli; Lambert (Veronica Cartwright), d'altro canto, è il lato più emotivo: fragile, perennemente in lacrime, rappresenta un umanità distrutta dall'orrore fin dall'inizio, quando scoppia in un urlo di puro terrore dinanzi al sangue della nascita dell'alieno.
E infine vi è Kane (John Hurt), il personaggio sulla carta più piatto, ma che di fatto su schermo rappresenta l'ideale incarnazione delle paure inconsce dello spettatore. Quello di Kane è un ruolo meramente passivo, un uomo chiamato a diventare ricettacolo dell'orrore primordiale: il terrore di un corpo distrutto dall'atto generativo; la sua può essere vista come una parabola umana, distorta e gonfiata, della scoperta dell'estraneità del corpo; nell'astronave aliena è la curiosità che lo porta ad interagire con l'uovo, la volontà di esplorare un mondo ignoto, fatto di carne e membra, ossia iperbole della sessualità; infatti, il parassita gli si attacca con una atto prettamente sessuale: un balzo che lo porta ad abbracciarli il viso e a stringergli la faccia, come un bacio declinato in chiave orrorifica. Il periodo di incubazione può essere visto sia come la gravidanza, ma anche come il periodo di ricovero per una malattia tumorale; l'alieno, in quanto corpo estraneo, è, cioè, sia forma di vita cresciuta in grembo, sia parte del corpo impazzita e votata alla distruzione; in "Alien", così come in "Eraserhead" e "Il Demone sotto la Pelle" non vi è distinzione tra le due: è il corpo stesso a divenire ricettacolo del terrore, a trasformarsi in un simulacro di carne privo di controllo. La nascita dell'alieno è, di fatto, un parto e al contempo la vittoria della malattia degenerativa che distrugge il corpo per affermare sé stessa; e non per nulla, l'unico appellativo che viene dato all'alieno è "il figlio di Kane", da parte dell'ufficiale scientifico Ash (ma nella versione italiana, Dallas e Ripley lo chiamano "alien", trasformando il generico titolo originale in un appellativo specifico che caratterizzarà la creatura nel corso degli anni).


Se la Nostromo e Ash sono la tecnologia divenuta organo vivente e Kane il corpo umano mutato, l'alieno, ideale ottavo personaggio, è la perfetta sintesi tra i due concetti; nelle mani di Giger, la forma di vita extraterrestre diviene un ibrido tecno-organico, fusione tra le reminiscenze più "scomode" del corpo e una tecnologia divenuta incubo senziente. La forma affusolata della testa è un membro, così come la seconda mandibola che gli fuoriesce dalla bocca al solo fine di straziare le carni delle sue vittime; allo stesso modo, anche l'astronave aliena è la perfetta sintesi tra organico e tecnologico, con i fori d'ingresso modellati come delle vagine dilatate; non vi è confine o demarcazione tra i due concetti di sintetico ed organico nel loro design, entrambi sembrano un essere vivente divenuto macchina o una macchina evolutasi in organico; ma quello di "Alien" non è uno stile ciberpunk ante-literam, quanto una nuova forma di orrore che trae origine dalla fantascienza e la rivolta come un calzino rivelando la natura più malata e disturbante in essa intrinseca, votata, qui, a dare forma alle paure inconsce più recondite.


Nel suo primo stadio, l'alieno è la paura del coito, più precisamente dell'accoppiamento, del quale incarna la parte più distruttiva; nel suo secondo stadio, esso è un corpo estraneo votato alla distruzione dell'organismo ospite per la sua sopravvivenza. Ma è nel terzo stadio che disvela la sua forma simbolica più celebre; divenuto "adulto", l'alieno non viene mai mostrato da Scott in figura intera, se non nelle ultimissime inquadrature, ma solo mediante dettagli e strettissimi primi piani; esso rappresenta ora la paura primordiale dell'ignoto: una forma di vita mai conosciuta prima, inarrestabile, priva di raziocinio o morale, che agisce sulla base del puro istinto e per questo totalmente fuori controllo; Scott immerge l'alieno luci fioche e contrastate: il buio, la pura più atavica dell'essere umano, diviene emanazione stessa del personaggio, che così finisce per incarnare il concetto stesso di terrore. Un terrore cieco: l'alieno uccide per motivi misteriosi, forse solo per sopravvivere, forse solo perchè nella sua natura; una imprevedibilità che lo porta così a divenire simbolo definitivo e ultimo dei concetti di ignoto e morte. E nell'ultimo atto, l'alieno torna ad incarnare l'orrore intrinseco nell'atto sessuale; sulla scialuppa di salvataggio, Ripley si spoglia pensandosi al sicuro solo per trovarsi faccia a faccia con la creatura, la quale ora la guarda seminuda ed espelle la sua seconda mandibola, che qui divine orrore della penetrazione, un fallo umido pronto per compiere il supremo gesto di unione e distruzione. E la carica orrofica e disturbante dell'alieno, perfettamente concepita da Giger, trova una magistrale esecuzione nel magnifici effetti speciali del compianto Carlo Rambaldi: nelle sue mani, un costume di gomma diviene un alieno inquietante, i cui movimenti della testa hanno una credibilità sbalorditiva, tanto da sembrare veri.


Nono membro dell'equipaggio è la macchina da presa; Scott dimostra qui di aver assimilato la lezione di maestri del calibro di Godard, Scorsese e De Palma e trasforma i movimenti di macchina in un "membro fantasma" del cast; le prime inquadrature hanno per protagonista unicamente le (magnifiche) scenografie della nave, tra le quali l'occhio dell'autore si avventura come un visitatore estraneo, ideale accompagnatore dello spettatore chiamato a salire sulla nave. Il gusto per la pittoricità dell'inquadratura visto ne "I Duellanti" ritorna, arricchito ulteriormente dalla bellissima fotografia di Derek Vanlint, che trasforma i flash di luce in parte integrante del set; ad esso, Scott giustappone furiosi movimenti di macchina a mano per le soggettive dei personaggi in fuga e il suo marchio di fabbrica (di quagli anni): il montaggio veloce; in "Alien", l'autore introduce un nuovo concetto di montaggio, volto a troncare la scena al suo climax per spiazzare lo spettatore; la tensione viene così generata da non visto, dalla non-azione; la paura più pressante si ha quando Ripley o Brett percorro i bui corridoi della Nostromo senza sapere cosa ci sarà dietro l'angolo, in un'atmosfera claustrofobica oltre i limiti dell'opprimente che Scott raggiunge grazie ad un ritmo lento, posato, ai limiti della dilatazione temporale; ritmo che si fa incalzante (e quindi anch'esso spiazzante) durante le prime apparizioni dell'alieno, che viene letteralmente sparato in faccia allo spettatore per poi sparire, lasciandolo in balia del dubbio su quanto si sia effettivamente visto. 
Le uniche sequenze girate come un crescendo sono anche le più celebri: la morte di Kane e la decapitazione di Ash; la prima è un climax che culmina nella morte più atroce mai mostrata su schermo fino ad allora, la seconda è un crescendo che Scott interrompe poco prima del climax stesso, mostrando senza filtri e in modo diretto la natura rivoltante dell'androide, per raggiungere una vetta di disturbo unico, forse la più alta dell'intera pellicola.


Divenuto oramai una pietra miliare del cinema, "Alien" non è semplice horror fantascientifico, ma un perfetto saggio sul concetto stesso di paura; una pellicola disturbante ed eccessiva e per questo magnificamente riuscita.


EXTRA

La notte degli oscar del 1980 è comunemente ricordata come una delle più controverse della storia; fortunatamente, in quell'edizione i giurati riuscirono perlomeno a concedere un premio quanto mai meritato: "Alien" vinse la statuetta per i migliori effetti speciali, data ex equo a tutto il team creativo capitanato da Giger e Rambaldi.


Maestro indiscusso degli SFX, Carlo Rambaldi aveva già vinto un oscar nel 1976 per il "King Kong" di Dino De Laurentiis; a lui si devono anche il design degli alieni e gli effetti speciali di "Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo" (1977), "E.T.- L'Extraterrestre" (1982) e "Dune". Ritiratosi a vita privata alla fine degli anni '80, Rambaldi si è spento nel 2012, quando oramai la CGI aveva soppiantato definitivamente gli effetti prostetici; ma basta ripescare uno qualsiasi dei suoi lavori passati ("Alien" in primis) per accorgersi di come la sua arte ormai scomparsa fosse al di sopra degli odierni logaritmi informatici.


Pittore e scultore di fama mondiale, H.R.Giger è uno degli autori visivi più squisitamente visionari della Storia dell'Arte; il suo surrealismo onirico è una versione da incubo delle visioni "classiche" di Dalì e le sue ossessioni per la forma umana mutata in oggetto industriale è ancora oggi affascinante; sorprendentemente, Giger ha lavorato pochissimo nel mondo del cinema: oltre alle creature di "Alien"; il grande artista ha preso parte alla creazione del poster originale di "Future-Kill" (1985), sgangherato horror metropolitano tipicamente '80s, e al design della creatura di "Specie Mortale" (1995), ideale controparte femminile del incubo fallico di "Alien". Giger si è spento quest'anno, all'età di 74 anni.


Nella maggior parte delle scene che lo vedono coinvolto, sotto il costume dell'alieno non c'è uno stuntman, ma un attore improvvisato: Bolaji Badejo; all'epoca appena venticinquenne e studente di architettura e design in America, il ragazzo, di origine nigeriana, venne scoperto per caso da un addetto del casting ad un ristorante di Los Angeles e fu subito assunto a causa del suo fisico: alto circa 2m e snello, con braccia e gambe lunghe e sottili.



Nel 2003 è stata distribuita (anche al cinema) una nuova versione del film, ribattezzata "The Director's Cut"; in realtà la versione approvata da Scott è quella uscita al cinema nel 1979: questa nuova versione si limita ad aggiungere un paio di scene inizialmente eliminate; la più celebre è quella del ritrovamento dei corpi di Dallas e Brett alla fine del secondo atto, nella quale viene svelato come l'alieno catturi gli umani per farne dei bozzoli:


Tuttavia la versione integrale del film, della durata di oltre tre ore, non ha mai trovato una forma di distribuzione neanche per il mercato home video.

domenica 13 luglio 2014

Enemy

di Denis Villeneuve.

con: Jake Gyllenhall, Mélanie Laurent, Sarah Gadon, Isabella Rossellini.

Canada, Spagna (2013)

















 ---SPOILERS INSIDE---

Con il precedente "Prisioners" (2013), Denis Villeneuve si era addentrato nella psiche di un uomo in rotta di collisione verso il suo lato più oscuro e animalesco; con "Enemy" tenta un operazione ancora più affascinante: scandagliare lo stato mentale di un personaggio totalmente dissociato da sé stesso e dalla realtà; purtroppo l'esito non è altrettanto interessante e coinvolgente.


Adam (Jake Gyllenhall) è un professore universitario perso nella spirale di una routine priva di fascino e sentimenti; passa le sue giornate insegnando storia, vive in un appartamento spoglio e frequenta la bellissima Mary (Mélanie Laurent), la quale però non gli offre nessun brivido capace di smouverlo dal torpore che lo attanaglia. La sua esistenza viene sconvolta quando scopre, per caso, di avere un sosia: Anthony, un attoruncolo di quart'ordine dedito a passtempi lascivi e deviati.


Per 90 minuti lo spettatore viene catapultato nel mondo catalettico di Anthony, nella sua vita spoglia e piatta filtrata attraverso il suo unico punto di vista; Villeneuve si rifà apertamente a Lynch e ammanta la vicenda in un'atmosfera onirica e distorta a tratti genuinamente opprimente. Ma le sue visioni non sconvolgono quanto quelle del grande autore americano e la pellicola non riesce mai ad essere davvero disturbante.


Anche nella caratterizzazione dei personaggi l'autore mostra il fianco; non si capisce davvero in cosa i due sosia debbano essere diversi, se non che nei gusti culinari e sessuali; il tema del doppio non trova così una declinazione originale, né interessante, tanto che in più punti ci si chiede perchè il tono narrativo si faccia cupo ed alienante oltre i limiti della sopportazione. La risposta risiede in quell'ultimissima scena, che con un colpo di spugna cancella tutte le certezze dello spettatore.


"Enemy" non è e non vuole essere l'ennesima disanima sull'essere umano e la sua ideale nemesi, quanto uno spaccato di un uomo alla deriva, perso nei rivoli del caos della sua mente, totalmente in preda ad un alienazione che lo porta a non scindere più il reale dall'immaginario. 
Anthony è Adam, o forse Adam è Anthony; l'attore è la maschera del professore o il professore è il sogno di tranquillità di un divetto votato all'eccesso, la cui psiche va in frantumi a causa dei peep-show zoofili a cui assiste. 
Non vi è una risposta finale, uno scioglimento in grado di dare una certezza; anzi: proprio quell'ultima scena distrugge ogni forma di certezza che lo spettatorie si era creato nell'ora e mezza precedente per dare un unico indizio su una porzione della "realtà" a cui si è assistito.


E nonostante il fascino di un intreccio ben oliato, il film non riesce a convincere; vuoi per un ritmo troppo prolisso, volto a creare un'atmosfera straniante a tratti meramente pretenziosa; vuoi per il tono fin troppo compiaciuto con cui Villeneuve porta in scena la sua tesi: talmente rarefatto e ricercato da ricordare il delirio autoriale di "Solo Dio Perdona" (2013). 
Tant'è che alla fine ciò che resta più impresso è la performance di Jake Gyllenhall, che, pur senza raggiungere i vertici di eccelenza di altri (grandi) attori chiamati in passato a dar vita a ruoli simili (su tutti il Jeremy Irons dello splendido "Inseparabili"), riesce comunque ad essere credibile in un doppio ruolo sicuramente non semplice.

venerdì 11 luglio 2014

Lost in Tromaville, NJ

Indovinate un pò?!

Quella serpe malefica ha deciso di assumermi a tempo pieno.



ORA SONO UN COLLABORATORE UFFICIALE DI STO' MISERO BLOG!


E MI PAGANO PURE! 


So cosa state pensando: non riesco a trovare un lavoro nemmeno promettendo le peggio schifezze orali che mente umana può concepire e sto vecchio trova lavoro come blogger retribuito.

E che ci posso fare.... è l'Italia che lo vuole!

E visto che sono italiano, da buon lavoratore decido che il primo giorno di assunzione DEVO andare in vacanza, anche perchè eh che diavolo: è luglio, chi lavora a luglio?




Sopra: Italiano Medio 


E siccome ci voglio andare da quando avevo dieci anni e i peli sulla lingua, me ne vado nella più ridente e pulita cittadina che la costa est degli Stati Uniti possa avere, ossia Tromaville, in New Jersey!

E no: a Tromaville non ci sono truzzi iperpompati e zoccolette di quartiere pronte a tutto pur di farsi inebriare con l'essenza intima maschile.

Cioè si, ci sono e anche a pacchi, ma Tromaville è famosa per altro.

Cioè anche per quello, ma sopratutto perchè è dove si svolgono TUTTI (o quasi) i film della Troma.

E non mi venite a dire che non sapete cos'è la Troma che sennò mi incazzo.



CASA! 

E vabbè, dai, sarò buono; che dopotutto è il mio primo giorno da contribuente dello stato italiano, devo imparare ad avere pazienza.

Quindi sedetevi comodi che lo zio Spaulding vi racconta una favola ecologica su due filmmakers di New York, una macchina da presa, quattro soldi e tonnellate di tette e vagonate di budella.


Per la serie: "Ce l'hanno pure in Basilicata ma lo schifano, gli stronzi ingrati!" 


Tromaville è una parola composta: sta per Troma=Troma + Ville= città.

In pratica Tromaville è la città dove si svolgono tutti (come sopra: o quasi) i film di quel meraviglioso, inimitabile e ubergioioso universo creato dagli autori della Troma (non posso fare a meno di scrivere questo bellissimo vocabolo, chè mi evoca sensazioni profonde di gioia viscerale TROMA TROMA TROMA TROMA TROMA).

La Troma (TROMA TROMA) ha una storia che può essere il paradigma perfetto del sogno (bagnato) americano: due amici con tanta voglia di spappolare le scatole ai benpensanti si mettono a fare film di serie Z, al grido di "la libertà di espressione prima di tutto!" e sfornano una serie (in)finita di cultissimi del trash che riscuoto successo in ogni dove.

Ma andiamo con calma.

Sono i magnifici anni '70 e l'America è alle prese con il cinema d'autore.

Tutti sono autori: registi, sceneggiatori, attori, i tizi che portano i dolci sui set dei porno; tutti hanno una loro visione del cinema e la voglio imporre sullo schermo. 

E la Troma è già lì che infesta i cinema di New York come un'invasione di sgarrafoni strafatti; in sella alla TROMA c'è Charles Kaufman, che produce e distribuisce pellicole low (ma very low) budget incentrate sul sesso e sulla viuuulenza; e tutto va bene: quattro cinema (si e no) in croce espongono i capolavori tromosi e tutti sono contenti... per modo di dire.

Anno del Signore 1976: Lloyd Kaufamn (la cui parentela con Charles non l'ho mai capita) lavora come manovalante su vari set; ci sono quelli dei film TROMA TROMA of course, ma anche roba più seria; tipo Rocky, chè Sylvester Stallone aveva iniziato la sua carriera con Roger Corman e Lloyd Kaufaman la sua con Stallone e il cerchio si chiude.

Sul set dello Stallone Italiota, Lloyd conosce Michael Herz, un altro tipo come lui, patito di tette e budella sbudellate; i due decidono di creare una partenership che si distacchi dai dettami del cinema Americano mainstream, che per loro è troppo restrittivo.

E avevano ragione: pellicole come Un Tranquillo Week-End di Paura, L'Ultima Casa a Sinistra, Il Padrino, Taxi Driver, Conoscenza Carnale, Zombi e Non Aprite Quella Porta erano film flosci, privi mordente viulento e con troppe poche tette.



Il nonno che tutti vorremmo


Kaufman diviene il volto pubblico della Troma, Herz l'uomo nell'ombra (che persino googolare una sua foto è un'impresa); assieme i due scrivono una sceneggiatura un pò a cazzo di cane: "Health Club", satira sulla mania del machismo dell'America degli anni '80; perchè nel frattempo di anni ne sono passati.

E nel 1984 quella sceneggiatura diventa "The Toxic Avenger", il primo grosso successo commerciale che catapulta Kaufman ed Herz nell'olimpo dei movie junkers.

La storia di Toxie, supereroe tossico dal cuore di burro (andato a male) diviene un successo globale (anche in Italia, dove però arriva censurato e con un doppiaggio che sembra fatto da mia nonna quando si sveglia male la mattina) e i due trovano i paperdollari necessari per trasformare la TROMA nel loro parco giochi personale: una casa di produzione la cui peculiarità è la totale indipendenza.

Ossia: vogliamo mettere due gnocche che si slimonano a sangue?

CHECK!
Vogliamo mostrare un ciccione che si vomita addosso?
CHECK!

E una bella smandrappona che si masturba sulle foto del cadavere di un minorenne?
CHECK!!!!!
E un serial killer ermafrodita che sventra uno studentello arrapato con un bong?

AVOGLIA CHE CHECK!




SPETTACOLO!




Insomma, fin qui abbiamo capito che i film della TROMA TROMA TROMA sono il sogno bagnato di ogni quindicenne represso.

Ma vale la pena vederli tutti?

E per tutti intendo almeno alcuni, visto il godzillione di film e video che il dinamico duo del New Jersey ha prodotto/diretto/distribuito.

Diciamo che piuttosto vi converebbe fare un giro per i peggiori locali della vostra città con un gruppo di amici ubriachi e provarci con le meglio mignotte del posto, sarebbe più sano e sicuro.

MA siccome il capo (ora) mi paga per parlare di filmsssss, vediamo un pò quali sono i filmsssssss più belli (si fa per dire) e più importanti (questo magari...) della TROMA;.s

Signore e signore (no, non è un errore) ecco a voi il



CAPITAN SPAULDING TROMA (NON SOLO) HORROR SHOW





E si comincia subito col botto con:




THE TOXIC AVENGER (1984)


PRO: 
è il film che ha lanciato (in aria) Kaufman e Herz; 
c'è Toxie, il supereroe più simpatico della storia del cinema (Spider-Man puppagli la sua fava cancerogena!); 
c'è un bambino che viene spappolato da una macchina; 
c'è Jennifer Baptist; 
c'è Jennifer Baptist nuda; 
c'è Jennifer Baptist nuda che si masturba; 
c'è il culo di Jennifer Baptist messo a bollire sui carboni ardenti; 
c'è la fidanzata di Toxie, praticamente una Sarah Michelle Gellar degli anni '80 (e con le tette). 

CONTRO: 
è sciatto

Aaaaaaah! Gli anni '80! Quel mitico decennio berluscoso dove tutto era lecito e nulla troppo spinto.

Negli anni '80, come il Cobra ci insegna, furoreggiavano le commedie demenziali-splatter; che non solo soddisfacevano la voglia di vedere belle figliuole fatte a pezzi e divorate dal serial killer zombi di turno, ma che ti facevano pure ridere! 

Cioè, ridere davvero, non ridere perchè facevano cagare!

E quindi Kaufman che fa? Trasforma "Health Club" in un film col mostro.

Solo che il mostro è buono e c'ha pure i superpoteri e crepi l'avarizia.

La "trama" (con la A): Melvin Junko è un nerd; ma non un semplice nerd, qualcosa come la divinità totemica dei nerd: è brutto come lo scolo, stupido come un chiuahua ritardato e perennemente preso in giro dai bulli della palestra dove fa la ramazza; che tra l'altro è frequentata da Marisa Tomei, che all'epoca aveva vent'anni ed era già gnoccherrima.


Il Peter Parker degli anni '80 

E i bulli non sono bulli normali, ma pure loro le divinità totemiche dei bulli: si divertono a trapanare a sangue le loro morose uber-gnocche in palestra e la sera, per passare il tempo, investono i bambini in bici e gli spappolano la testa in retromarcia.

E le donne? 

Quelle sono le migliori: una bionda e una bruna (Jennifer Baptist, amore mio se fossi nato nei '60 ti avrei sposato) che si divertono a scattare le foto dei cadaveri serali per poi eccitarsi... e io sono innamorato; anche perchè sono ragazze del New Jersey: la domenica mattina vanno sempre in chiesa.



Una tranquilla serata tra amici 


uolsì dovunque si vuole comunque si puote (mannaggia all'acido) che Melvin cade vittima dell'ennesimo scherzo degli adorabili serial killer di quartiere. 

In pratica gli fanno credere che la biondona con le tettine se lo vorrebbe fare, lo vestono da ballerina e gli fanno baciare una pecora. 

Che io dico: c'hai na fazza che non ti si farebbe nemmeno la Merkel in crisi di astinenza pluriquinquiennale e ti permetti di schifare una pecora, soffice e coccolosa, già pronta per la monta? 

Eh si, perchè tanto poi gli va meglio.

Comunque, il buon Melvin nell'acido tossico ci finisce per davvero, ma anzicchè squagliarsi... no, aspè che di squagliarsi si squaglia lo stesso, ma poi rinasce come The Toxic Avenger, un gigante di due metri di puri muscoli in acciaio inox 18-10 che manco Mastrotta, i sensi di ragno per captare i cattivi (detti "tromatoni") e nà fazza che pare che l'hanno spiaccicato contro un muro borchiato; ma comunque più sexy di quella che c'aveva prima, neh!



Il volto della giustizia made in New Jersey! 


Ora Melvin (da qui in poi "Toxie") fa tutto quello che un super-nerd superpoteroso farebbe con i suoi super-poteri (tranne fare il filo alla vicina di casa); 
sventa una rapina e conosce una bella ragazza cieca (Sarah Michelle Gellar con il 96% di curve in più), salva una ragazzina avviata alla prostituzione da un magnaccia panzuto con la promessa di portarla a vedere David Bowie, smembrando il magnaccia stesso e i suoi quattro scagnozzi (ma non accompagna la piccola al concerto di David Bowie, sapendo che sarebbe potuta diventare Christiane F.- Parte II), aiuta una nonnina ad aprire il malefico barattolo dei fagioli, sventra il sindaco corrotto di Tromaville (che lo avessero avuto a Firenze!). 

E si vendica dei bulli in modo viuuuuulento; i maschi vengono macchinaincidentati in un solo botto; mentre per le donne usa un metodo più umano: la bionda divorata viva dai ratti, la bruna messa a bollire sul bollitore della sauna; il tutto rigorosamente fuori scena, che puoi mostrare uno zotico che punta il fucile in faccia a un neonato, ma una bella fanciulla sventrata è troppo, dai su!



La fidanzata di Toxie prima del salvataggio. E si: questo lo si può mostrare



In poche parole (per modo di dire) "The Toxic Avenger" è un inno alla viulenza grafica e alle curve femminili.

Herz e Kaufaman sanno cosa il pubblico vuole ed eccedono in tutto; le morti sono cartoonesche, i personaggi caricaturali, le donne gnocchissime, Toxie simpaticissimo con il suo corpo uber-palestrato e la voce da boy-scout e il tutù.

Quello che non sanno è come girarlo e montarlo. 

E quindi vai di errori di continuità, ritmo altalenante, scene inutili, effetti speciali da due soldi; che però funzionano: il cane smembrato ha le membra fatte di spaghetti e polpette che sembrano spaghetti e polpette truccate come si deve; e la testa esplodente del bambino è un cocomero con delle escrescenze a forma di bambino di carta, ma fa la sua porca figura.

L'importante è capire come al dinamico duo di tutto questo non importi un fico secco; sanno di essere degli analfabeti della macchina da presa, sanno che il pubblico in sala è lì per divertisti con poco e gli danno tutto quello che possono, ridendo di sè stessi con un umorismo nerissimo e acido.

Ed è per questo che tutti amiamo Toxie!


Teneri!!!!!!!!! 



Ed per questo che film sbanca ai botteghini, sdoganando il trash splatter sboccato e sgrammaticato in tutto il mondo. 

Toxie diviene l'idolo delle folle degli amanti del cinema di serie Z e del weird (stanchi di Lynch e Jodorowsky, coglionazzi!) e la mascotte ufficiale della Troma.

E protagonista di una serie a cartoni animati... e poi grazie tante che Michael Haneke s'incazza!



Ciao bambini! Oggi vi insegno come sventrare un sindaco corrotto con una mano sola! 


E va da sè che qualche anno dopo arrivano....




THE TOXIC AVENGER- PART II & THE TOXIC AVENGER- PART III: THE LAST TEMPTATION OF TOXIE (1989)








PRO: 
c'è Toxie! 
C'è Lisa Gaye! 
Il budget è più sostanzioso! 
C'è un cameo random di Go "Devilman-Mazinga- Violence Jack" Nagai! 
C'è una kuniochi gnocchissima! 
E c'è la prima apparizione su schermo di Michael Jai White!!!!!!!

CONTRO: 
sono tutte e due sciatti; 
e noiosi;
 tanto noiosi;
troppo noiosi;
la fidanzata di Toxie non è più Buffy popputa, ma una battona sfatta.


Che si diceva che nel 1984 Toxie razzia i botteghini di tutto il monno.

Ma proprio tutto e arriva finanche in Asia; e si sa che in Giappone vanno matti per i mostroni radioattivi teneroni, quindi vai giù di yen sonanti nelle casse della Troma.

Ma non solo: The Toxic Avenger diviene un vero e proprio fenomeno nazional-popolare, al punto che nelle ri-edizioni in VHS viene aggiunto un finale ex novo per chiudere il film in allegria: Toxie sposa la ragazza, che nel frattempo si è misteriosamente nipponizzata, che valla a trovare una biondona ariana in Nippolandia, và!



Evviva! 


Fatto sta che Kaufamn ed Herz vengono accolti in Giappone come due decani della settima arte (e mi immagino la faccia di Kurosawa e di quel povero cristo di Nagisa Oshima) e si cuccano ben 2.000.000 di paperdollari per fare il sequel.

E apriti cielo: Kaufman mette in cantiere una nuova "storia" con Toxie che si reca in Giappone alla ricerca del suo vero padre (che a mamma ci piaceva il sushi) e lascia la sua ragazza a casa (che nel frattempo da "Sarah" diventa "Claire" e pare Courtney Love dopo una sbronza colossale) a cantare Amazing Grace in chiesa mezza nuda, chè in New Jersey c'hanno ancora i valori di una volta, signora mia.



Una donna da sposare 


Ma, come dice non mi ricordo chi, un vero supereroe non è un vero supereroe se non ha un nemico adatto; 

e qui Kaufamn c'ha di nuovo l'occhio lungo e crea l'Apocalypse Inc.

Capito? Nel 1989 se ne esce in anticipo su tutti con la storia della multinazionale malvagia muahahaha che domina tutto e tutti e vuole fare il culo a Toxie, altro che preveggenza! 

E tra le file della Apocalypse spunta la gnocchissima Lisa Gaye, sosia non hard della star dell' hard Jessica Jaymes (che all'epoca aveva tipo 9 anni e solo per questo motivo non c'è lei) che vuole rubare le pere di Claire; e io sono innamorato di nuovo.


A sinistra Jessica Jaymes, a destra Franco Nero.
No, aspè... Lisa Gaye e il tizio che fa il Boss
 




Comunque, già la prima scena è qualcosa di gigalolloso: un combattimento ad membrum che culmina con Toxie vs. un nano karateka di colore; 

ripetiamolo con calma: nano, karateka and from da hood, e che vuoi di più?



"Che fai? Guarda che sono una specie protetta!" 


Semplice: Toxie che va in Nippolandia, si aggira per delle strade VERE, con persone VERE, non comparse pagate, che si stupiscono del gigantone a piede libero; 

una volta lì, continua a combattere gli sgherri della Apocalypse che lo vogliono morto perchè... boh, sono cattivi, punto. 

E qui c'è il tripudio di inventiva: i Giappi diventano pupazzi che il Nostro si diverte a smontare e ri-montare come vuole; ad un tizio trasforma il naso in una friarella a forma di pesce, altre che Street Food Heroes; e non pago crea un ibrido uomo-impianto audio che manco Tsukamoto nei suoi sogni più bagnati.



Arte culinaria 

In tutto questo Toxie ha il tempo di frequentare una nuova ragazza: una giapponesina piccolina e tutta curve come piace a noi, che a differenza della ragazza del Jersey sembra proprio la ragazza della porta accanto.

Finchè tiene i vestiti addosso, s'intende. 

Non pago, fa il culo ad una ninjessa (kunoichi, 'gnurant!) ancora più gnocca che finisce dritta dritta tra le braccia di un giornalista.... che intervista niente-po-po-di-meno-che Go Nagai! Capito? Kaufman nel '89 fa fare un cameo al dio dei manga in persona, anni prima dei cameo-fuffa di Stan Lee nei film dei superitardati in calzamaglia!



Go Nagai era qui giusto un attimo fa



Così tra un acrobazia e uno yakuza ridotto a sushi vivente, Toxie si diverte un sacco; e pure Kaufman, che con i due milionazzi rastrellati gira qualcosa come 4 ore di film; 

cioè: 4 ore!

Qualcosa tipo: "C'era una volta in New Jersey" penserete voi? 

E invece no, perchè (e ormai dovreste averlo capito), Kaufman è un vero precursore dei tempi che saranno e divide il film in due parti; cioè, gira un film e poi lo spezza in due, come Peter Jackson con quella roba sui nani strafatti di erbapipa, ma 12 anni prima; 

e che se poi teniamo conto che Jackson cominciò la sua carriera ispirato proprio dalla visione di The Toxic Avenger, capiamo come il cerchio si chiuda di nuovo. 

Ecco dunque arrivare, sempre nell' '89 "The Toxic Avenger Part III- The last temptation of Toxie", ossia Scorsese non sei nessuno!



"I'm back motherfuckers!" 

E siamo di nuovo nel Jersey; Toxie sventa una rapina in un videonoleggio specializzato in film d'autore: The Toxic Avenger e Combat Shock su tutti, che la metareferenzialità l'ha usata la Troma prima ancora di Gilliam! 

Il buon vecchio eroe insegna ai furfanti che bisogna riavvolgere il nastro prima di riconsegnare le cassette usando il buon vecchio metodo Montessori: infila le budella di un povero stronzo nel registratore e guarda su schermo come vengono riavvolte. Che Goduria!

MA!

Eh si, il gioco è bello finchè dura; perchè Toxie è talmente bravo nel suo ruolo di vigilante inquinante che a Tromaville i criminali scarseggiano; e al povero mostro tocca ammazzare il tempo giocando ai cabinati al baretto sotto casa e sorbirsi le lamentele dei genitori; 

piccola parentesi: il vero padre di Toxie è del Jersey, quello giapponese era un cattivone usato dalla Apocalypse per cercare di ucciderlo; cioè: gli fai fare un milione di chilometri quando sai benissimo che nemmeno un nano palestrato può farli nulla? Geni!

Al nostro affezionatissimo non resta che cercare un lavoro vero e proprio per portare a casa la pagnotta; sennò Courtney Love s'incazza e gli rifila una doppietta su per il cu....ore; 

e, indovinate un pò? Toxie trova lavoro presso la più grande e potente azienda del New Jersey: la Apocalypse Inc.!



"Buongiorno signora, sono il dottor Toxie, vorrei informarla delle nuove offerte Telecom" 


Che poi sotto sotto tanto cattivi non sono; gli offrono uno stipendio, le ferie pagate, l'assicurazione sanitaria e diviene subito il cocco del boss barbuto, altro che le aziende italiane!!!!!1111!!!1


Eppure qualcosa non torna, Toxie non si sente più lo stesso, i rapporti con la famiglia e gli amici si incrinano, entra in una spirale di qualcosismo strana da definire....


Tipo così, che ci piace tanto Hitchcock 



E alla fine il colpo di scena: la Apocalypse è veramente cattiva; 

ma veramente veramente; 

ma veramente veramente veramente; 

e chi lo avrebbe mai detto? 

E sopratutto si scopre che il boss altri non è che il Caprone Primordiale, il diavolo, il primo caduto, Bush jr...... insomma, Satanasso in persona.


The Devil, New Jersey Style 


E Toxie gli ha venduto l'anima tramite un contratto; ahah, L'Avvocato del Diavolo 8 anni prima, grande Kaufaman!

Ma.. un momento! 

E i Tromatoni? Le particelle che permettevano a Toxie di sgamare il male a miglia di distanza? Perchè non hanno funzionato?
Boh!

Fatto sta che il nostro ora deve sconfiggere il male in persona in una serie di prove una più bastarda dell'altra, come se fosse in uno dei suoi videogame; che la critica al fancazzismo videoludico la Troma la faceva già negli '80s!



Ma il lieto fine è assicurato 


E quindi, in sostanza, vale la pena sorbirsi 4 orazze di Toxie?

Spiacenti: stavolta no; 

tutto è tirato via, poco divertente, noioso come un libro di economia; 

Toxie non sfonda, non cattura, non è simpatico; 


e il tono grottesco, per quanto apprezzabile, non ha nulla della cattiveria acida ed irriverente del primo film; questo Toxie sembra più un film per bambini grandi, pur sempre privo di pretese, ma che non riesce mai a divertire.

Ad ogni modo, sempre in quegli anni, Lloyd Kaufman e soci deliziavano i palati dei movie junkers con un altra serie di filmacci uber-fanta-trash, ossia:



CLASS OF NUKE'EM HIGH (1986)




PRO: 
ha un titolo uber-ganzo; 
c'è Jennifer Baptist (ora Jennifer Prichard, visto che ha sposato John Prichard) che fa l'insegnate di tedesco.

CONTRO: 
è sciatto; 
è noioso; 
Jennifer Baptist non si spoglia.


Allora, chi mi sa dire qual'era il filone del cinema commerciale americano più in voga negli anni '80 oltre lo slasher?

No, non i porno fetish asiatici, ma le commedie adolescenziali; 

quella roba con Michael J.Fox che diventa licantropo che gioca a basket o con Molly Ringwald alla disperata ricerca di un pene; insomma, tutti quei filmini che fanno la domenica mattina su La7 o Rai Movie, per intenderci. 

E Kaufman c'aveva all'epoca la sua visione della scuola e dei drammi dei giovani: Class of Nuke'Em High!



La meglio gioventù di Tromaville 


TRAMA!

C'è il liceo di Tromaville che sorge a pochi metri dalla centrale nucleare (no, sono 100, dovrebbero bastare); al liceo ci sono le persone comuni: il tipico protagonista belloccio un pò imbranato, l'amico nerd, la bella di turno (che in un film della Troma vuol dire "pornoattrice mancata") e sopratutto i bulli; che sono capitanati da John Prichard, il biondo del primo Toxic Avenger, e sono un gruppo di punk megadrogati e pazzi come cavalli; il loro nome di battaglia dice tutto: CRETINS!



La liceale della peeping door affianco 


In pratica, questo simpatico gruppo di gaglioffi pianta della ganja nel giardino di scuola; 

che non è un giardino comune visto che è invaso da liquami tossici che schiferebbero pure le Tartarughe Ninja; ma, ehi! La ganja tossica sballa che è un piacere e ha un grosso successo con gli studenti.

Gli effetti collaterali non attendono: la ragazza della porta accanto viene travolta da uno sbalzo ormonale allucinante; il ragazzo a momenti si trasforma in Toxie, ma poi ci ripensa.



"Toxie mi fa una...., no, nulla!" 


Ma sopratutto nello scantinato della scuola nasce un mostrone grezzo e cattivo.

Vi sembra una roba sgangherata? 

E' perchè lo è: non c'è una vera storia, ma solo un collage di scene con un pugno di personaggi ed un ambientazione comune, il liceo tossico; 

in tutto questo, per 85 minuti assistiamo a feste finto-spinte, pestaggi di mutanti ai danni dei Cretins, una bulla ermafrodita che ricatta un nerd nel bagno dei maschi, luci laser messe a membro canide; e l'unica scena degna di merito è quando John Prichard seduce la moglie slimonandola mentre le sussurra frasi erotiche in tedesco; che Jennifer Prichard è sempre un bel vedere!

Alla fine esplode tutto! 

C'è pure un mostrone tossico stavolta cattivo, ma fatto davvero bene, che sembra quasi un effetto speciale di Stan Winston ma non lo è!


"Aò, sò er mejo mostro dà Tromaaaaaaa!" 

E tutto il resto è noia; 

tant'è che non mi ricordo nemmeno come si chiamano i personaggi principali, lì dai, lo sfigato e la gnocca.

Ma tanto non importa, perchè con il seguito si alza il livello:




CLASS OF NUKE'EM HIGH PART II- SUBHUMANOID MELTDOWN (1991)






PRO: 
si chiama "Class of Nuke'Em High" e non annoia! 
Leesa Rowland è bbbbona! 
Brick Bronsky è simpatico;
 alla fine c'è uno scoiattolo kaiju! 
C'è Lisa Gaye.....

CONTRO: 
... ma non si spoglia neanche stavolta e per tutto il tempo ha un parruccone fallico in testa (don't ask);
è sciatto.


Tutti al college! 
Che Tromaville sarà pure in New Jersey, ma le sue strutture universitarie sono impareggiabili; sopratutto il T.I.T.- Tromaville Institute of Technology (mmmmm... quell'acronimo è stranamente attraente), dove studia Roger Smith, alias Brick Bronsky, un sosia di Dolph Lundgren con il 10% di espressività in più.

Il buon Roger è uno studente in gamba ed un giornalista integerrimo, che come l'agente Cooper di Twin Peaks registra tutto (ma proprio TUTTO) su un'audiocassetta per una certa Diane... l'ho già sentita.



Tipico sguardo da giornalista impegnato 



Roger è alto, biondo e muscoloso; ed è pure lo zimbello del T.I.T. perchè puzza di fogna; 

ma con quella sua fazza da surfista californiano spaesato è impossibile da odiare. 

Tranne che per i cattivi, sopratutto dopo che scopre che nei sotterranei del collage è in corso un esperimento tossico per creare una nuova razza: i subhumanoid, mutanti brutti brutti; 

tutti tranne Leesa Rowland, che è bella come l'alba, tanto che perfino quel tonto di Roger se ne innamora, nonostante quella storia della bocca al posto dell'ombelico.


Che, ombelico a parte, buttala via!


E quindi via alla solita baraonda di battutacce, scorregge assortite, rutti, tette, Lisa Gaye coperta con un parrucone che ah!

Ma stavolta tutto fila liscia: "Class of Nuke'Em High 2" si lascia guardare tranquillamente.

E nel finale allazza pure uno scoiattolo mutante gigante; 

ripetiamolo inseme: SCOIATTOLO MUTANTE GIGANTE!

Oltre naturalmente alla comparsata di Ron Jeremy nei panni del sindaco, che altro che scoiattolo gigante.


Ron Jeremy nudo 


E poi non può mancare:




CLASS OF NUKE'EM HIGH 3- THE GOOD, THE BAD, THE SUBHUMANOID (1994)






PRO: 
nessuno.

CONTRO: 
tutto e tutti.


Che alla fine di Subhumanoid Meltdown i buoni stravincono: Roger sposa la bella subumanoide, ha due gemelli e diventa il nuovo sindaco di Tromaville!

Ma Lisa Gaye è ancora viva (ed è pure pelata!), rapisce uno dei gemelli e lo fa diventare cattivo!

E quindi ci hanno 3 Brick Bronsky: il papà sindaco, il gemello biondo e quello moro!



"E io sono quello kattivo!" 


E no, non aggiungo altro perchè tanto è inutile: questo è palloso a morte e non merita la visione.


Ma per fortuna di roba buona la Troma ne ha ancora a pacchi, per esempio:



SGT.KABUKIMAN N.Y.P.D. (1990)



PRO: 
Kabukiman è uno dei personaggi migliori dell'intero roaster Troma; 
ha un buon budget; 
Rick Gianasi è un cane d'attore, ma è simpatico; 
c'è Brick Bronsky nei panni di uno sgherro nervoso; 
le tette di Pamela Alster; 
e quella theme song è geniale!

CONTRO: 
è sciatto.

Ok, torniamo indietro alla fine degli anni '80; gli exploit nipponici di Toxie e famiglia hanno fatto fruttare bei soldoni ad Herz e Kaufman e -MAGIA!- una grossa casa di produzione nipponica si interessa ai film trash made in New Jersey; 

e mica una casa di produzione qualsiasi, bensì la Namco! 

Si, quella di Pac-Man e Tekken, che regala al magico duo bei soldoni per creare un nuovo supereroe da inserire in un parco a tema; il risultato è Sgt. Kabukiman, il più ameno personaggio dell'intera Troma family!



Cacchio! Sembra quasi un B-Movie! 

In pratica: Henry Griswald è un sergente della polizia di New York (si, stavolta abbiamo pure i soldi per attraversare il ponte di Brooklyn) che indaga sulle malefatte di una compagnia losca guidata da un certo Reginald Stuart; 

quello che non sa è che Stuart sta cercando di divenire IL MALE IN TERRA, perchè... perchè così gli gira, tipo il cattivo di Thor- The Dark World, ma 23 anni prima.

L'unico in grado di fermare Stuart è il mitico Kabukiman, leggendario eroe nipponico incarnazione del Bene; 

ma l'inculata come al solito è dietro l'angolo: l' "eletto", colui che dovrebbe ricevere i poteri di Kabukiman durante uno spettacolo kabuki, viene ucciso mentre sbomba una rossa uber-gnocca; durante lo spettacolo, lo spirito di Kabukiman viene così trasferito per sbaglio indovinate in chi? 

Esatto, proprio in Griswald, che così diventa Sgt.Kabukiman N.Y.P.D.; e mi raccomando: grado e acronimo sono parte integrante del nome!

"Bronsky non sei nessuno!"


Kabukiman è l'emblema stesso della Troma. 


No, aspè, quello è Toxie; 

ma diciamo che pure lui incarna bene lo spirito goliardico del gruppo; 

Kabukiman è un pagliaccio sfatto chiamato a fare l'eroe, così come i film Troma sono Z-Movies che fanno lo sporco lavoro dei film di intrattenimento.

Rick Gervasi sarà pure un attore-ciabatta, ma il suo sguardo perso e arrapato è impagabile; e quando indossa la parrucca di Kabukiman è irresistibile: totalmente improbabile, folle, impossibile da prendere sul serio con quei super-poteri (tipi i bastoncini lanciati come shuriken) è la perfetta maschera slapstick, una parodia folle, divertita e irriverente della tradizione nipponica più tipica dopo il sushi: il teatro drammatico.


La prima trasformazione: Griswald sbaglia e diventa un clown, valla a capire la differenza.


E il budget sostanzioso assicura un buon divertimento; 

le scene d'azione sono finalmente scene d'azione, con tanto di inseguimento in macchina vero e non simulato; un inseguimento talmente riuscito che ritornerà nel montaggio dei seguenti Tromeo & Juliet, Terror Firmer e finanche nell'ultimissimo Return to Nuke'Em High- Volume 1, che robe del genere capitano una volta nella vita; 

e quel mostrone finale? 

Quell'incarnazione del male clownesca che nelle mani stringe non una ma ben due teste di Hitler che poi si limonano? 

Pure genius!



GANZO! GANZO! GANZO! 


E con i soldi guadagnati, Kaufman riesce a produrre i due sequel di Class of Nuke'Em High, ma anche per:



TROMEO & JULIET (1996) 




PRO: 
---omissis---

CONTRO: 
---omissis---


Ehm.... questo non l'ho visto.

Si dice che assieme a Combat Shock e Surf Nazis must die sia uno dei migliori della Troma.

Ma non ho visto manco quelli.

PROSSIMO!

Ah no ASPETTATE! Qualcosa da dire c'è l'ho!

Alla sceneggiatura troviamo James Gunn, che prima di fare film a Hollywood con i vermi arrapati, i supereroi superpsicopatici e i kolossal con i procioni spaziali dai in pantaloni stretti, ha cominciato con la Troma; ed è per questo che anche se I Guradiani della Galassia sarà la minchiata del millennio, gli si vorrà sempre bene.

Ok, ora si può proseguire con:


TERROR FIRMER (1999)




PRO: 
Non ci sono né frizzi, né mazzi, nè lazzi: questo è il fottuto capolavoro di Kaufman! 
C'è Ron Jeremy che canta Amazing Grace! 
La storia è 90's-geniale! 
C'è Toxie che si fa bombare da Carla Pivonski! 
E Lloyd Kaufman fa sè stesso! 

CONTRO: 
Ho detto né frizzi, nè lazzi, nè mazzi o sbaglio?



E sono i mitici anni '90!

Mitici si fa per dire, visto che tra un suicidio di massa e un altro sembrava che il Mondo dovesse fire dall'oggi all'ora.

Ma al cinema horror americano di tutto questo non frega una benemerita, e vai di slasher a ripetizione; 

solo che gli slasher degli anni '90 non sono come quelli degli anni '80; sono più intelligenti, più furbi, più smaliziati; 

gli slasher degli anni '90 sanno di essere slasher e gli autori giocano con un concetto che fino all'ora credevano fosse una prerogativa dei soli cineasti francesi: la metareferenzialità.

In pratica: sei un filmmaker degli anni '90, vuoi fare un horror ma non hai mezza idea originale da proporre? 

Semplice: guardati Scream fino a sentirti male, ricopiane la sceneggiatura cambiando giusto i nomi dei personaggi e il costume del killer e il gioco è fatto! Hai uno slasher metareferenziale che gioca sulla struttura dell'horror seriale classico sovvertendone i luoghi comuni; 

le prime 500 volte.
Perchè poi è normale che anche la sovversione dopo un pò diviene regola e quindi tutto diventa una copia, di una copia, di una copia di un'altra copia.

E Kaufman dice "Chi sono io, l'ultimo degli stronzi?" 

Certo che no! 

Sforna Terror Firmer, nel quale porta il concetto di slasher metarefernziale oltre ogni limite; ed eleva lo stile Troma ad un livello ulteriore.


I due protagonisti; quelli a destra! 


La storia ha luogo sul set di un film Troma qualsiasi; 

tant'è che ci sono pure Toxie e Sgt.Kabukiman N.Y.P.D.; 

il regista è Lloyd Kaufman, che per scherzare sulla qualità delle sue opere si fa cieco (Woody Allen, ma quanto ti piace Terror Firmer?); e qui il buon vecchio nonno Lloyd supera sé stesso, trasformandosi in un Mel Brooks in acido che definire scompisciante è riduttivo; 

comunque, sul set sboccia una tenera ed arrapata storia d'amore tra la bella aiuto-regista Jennifer e l'aitante tecnico del suono Casey. 

E tutto sembra procedere per il meglio, se non fosse per quella misteriosa serial killer ermafrodita che massacra senza motivo i membri (AH!AH!AH!) della troupe e chiunque altri le capiti a tiro.



Tipo Così 


Terror Firmer è il capolavoro della Troma.

L'umorismo demenziale raggiunge vette di disgusto uniche; provate a guardare la scena del ciccione sottodotato che corre nudo per la città senza ridere!

O anche la scena di Ron Jeremy ridotto ad un maiale umanoide mezzo smembrato!

E la cattiveria è unica; come si fa a non ridere nella scena in cui Kaufman tenta di insegnare a parlare alla nipotina divenuta muta, che ripete sempre lo stesso "UH!" ad ogni domanda?

E la violenza splatter-parossistica è sublime: un ciccione viene divorato da una scala mobile, un povero stronzo viene evirato e smembrato con un bong (!), un tizio viene gambizzato a morte e chi più ne ha più ne metta.


Sublime! 

In Terror Firmer, Kaufman mette tutto l'orgoglio di un regista che non vuole compromessi, perfettamente consapevole di stare facendo merda; 

una merda che però sa di essere merda e per questo è Arte, si con la maiuscola; 

perchè l'importante, talvolta, è essere consapevoli dei propri limiti e saperci ridere su; 

e lui ha le palle per farlo; 

e il talento per farvi ridere.

Quindi Massimo Rispetto!

E se siete veri cinefili dovreste guardarlo ed apprezzarlo anche se odiate la Troma e il trash in generale!



Vi amo tutti, incondizionatamente! 


E dopo aver esorcizzato lo spirito radical-chich dell'horror anni '90, Kaufman festeggia il nuovo millennio tornando indietro nel tempo con:



CITIZEN TOXIE: THE TOXIC AVENGER PART IV (2000)



PRO: 
Torna Toxie! 
Ma sopratutto torna l'umorismo folle e scorretto made in Troma al 100%

CONTRO: 
è sciatto.


E qui si tornano a fare le cose in grande!



Toxie ritorna più in forma che mai; 

e sopratutto la città di Tromavile torna ad essere quel coacervo di cattiveria grottesca ed irriverente che tanto ci aveva ammaliato nel lontano '84.

Ed anche la "storia" diventa più "complessa"; 

durante il giorno del "cibo messicano", la scuola per "bambini veramente speciali" di Tromaville viene presa in ostaggio dai guerriglieri della "mafia con il pannolino"; 


Incipit col botto!

per fortuna Toxie interviene subito: riesce ad entrare nella classe travestendosi da giornalista tettona (la Pivonski) e, con l'aiuto di Lardass, il suo fido aiutante obeso, salva i bambini speciali; 

e siccome è un supereroe, ha pure il tempo per tornare a casa per farsi una sveltina con Claire (che è di nuovo una belle figliola candida e morbida), visto che è in ovulazione e i due sono alla disperata ricerca del giorno buono per avere un piccolo figlio radioattivo.

D'un tratto, l'imprevisto: una bomba piazzata nella scuola scaraventa Toxie in una dimensione parallela, dove tutti gli eroi della Troma sono supercattivi e Tromaville è un ghetto fatiscente in mano a gang di iperdrogati; 

insieme a lui vengono catapultati anche due "bambini speciali": la dolce Sweety Honey e l'eroinomane Tito. 

Ma quel che è peggio: nella Tromaville "normale" arriva The Noxic Offender, la controparte malvagia di Toxie! 

Spetterà a Sgt.Kabukiman NY.P.D., ora alcolizzato e ancora più arrapato, cercare di contrastare le mire espansionistiche di Noxie, mentre Toxie cerca un modo per tornare a casa.

Due al prezzo di uno! 


Già la prima scena è da antologia del trash; i "bambini speciali" vengono presi in ostaggio e torturati a suon di tette in faccia! Tito si chiude in uno sgabuzzino per bucarsi e ogni volta che qualcuno tenta di farlo ragionare lo sfancula a suon di "Fuck you! I'm out of here!".

E la galleria di personaggi sopra le righe è fantastica: Kabukiman assurge a perfetta maschera sfatta e il suo doppio cattivo è badass all'ennesima potenza; 

il gruppo di supereroi è composta da gente tipo: The Masturbator (si), The Vibrator (la versione femminile) e Cowboy, un ragazzo mucca vero e proprio che incita i suoi compagni con un discorso incoraggiante prima della riscossa.... muggendo!


E quando vengono fatti a pezzi da Noxie... AH!

E la cattiveria è a pacchi: i ragazzi ritardati vengono chiamati RITARDATI; 

alla fine spunta anche il Retarded Avenger; 

Tito cerca di vendere Sweety Honey per una dose; 

Kabukiman abusa di Sweety Honey e la sfancula con un "Fuck you! I'm out of here!" e poi si fa anche Claire e crepi l'avarizia; 

dal nulla spunta un sosia di Stephen Hawkins che spiega il concetto di universo parallelo e mostra con orgoglio la pompetta fallica che gli permette di avere rapporti sessuali; 

la Claire dell'universo parallelo è schiavizzata e ha una relazione clandestina con il Lardass alternativo... a suon di formaggio spalmato sui piedi!


Tipo Batman v Superman ma fatto prima!

Non basta? 

E allora beccatevi il duello finale tra i due Toxie a suon di spazzolone laser ed un finto cinegiornale a metà film che introduce "Tromadù", la residenza-bordello di Noxie con un tono ed uno stile che avrebbero fatto impazzire lo stesso Orson Welles (forse in tutti i sensi).

Non è ancora abbastanza? 

Tranquilli: c'è Corey "I Goonies-Ragazzi Perduti" Feldman che fa il ginecologo e sopratutto Toxie che incontra Dio, ossia un nano incazzato! E poi finisce pure sul set di un porno gay degli anni '60! E siccome Kaufman è sempre un anticipatore dei tempi che saranno, piazza Stan Lee in un cameo: la voce fuori campo! E non solo: piazza anche una scena post-credits, Marvel Studios puppa!


"Fuck you!" 


Citizen Toxie è il Citizen Kane di Kaufman: il film dove riporta in auge tutta la sua filosofia filmica e la eleva a icona;

e se non trovate tutto questo divertente, tornatevene tra le braccia di Micahel Bay, che nel frattempo noi ci sediamo comodi e guardiamo:




TROMA'S EDGE TV (2000-2001) 


Nel 2000 il Millennium Bug manda in corto i cervelli dei dirigenti della britannica Channel 4.

Come primo atto della nuova gestione, commissionano 30 episodi di un nuovo show... alla Troma!

Il risultato è una specie di Monty Python Flyng Circus sotto pesanti dosi di rifiuti nucleari; oltre che alla solita pesante dose di ganja a cui Gilliam & co. erano abituati; 

non ci credete? Allora giudicate da voi:





EPICO!

E Tiffany Shepis prima di inquartarsi....mmmm, altro che Colorado!


E si ritorna ai film con:




POULTRYGEIST: NIGHT OF THE CHICKEN DEAD (2006)





PRO: 
fottutamente divertente;
maledettamente irriverente! 
è un musical! 
Lesbicate inside; 
Kate Graham è bella!

CONTRO: 
è sciatto.


E Kaufman si da al musical!

Più o meno.


Nel senso che per la prima metà, Poultrygeist è farcito di balli e canzoni (pure carine) ma poi torna sui binari dello splatter ordinario (per la Troma).

Troma...ehm trama: 
Arbie e Wendy sono due studenti dell'ultimo anno del liceo e fidanzati; durante la loro ultima notte assieme prima che Wendy parta per il College, si giurano eterno amore... ed uno zombi infila il dito nel deretano di Arbie facendogli raggiungere vette di piacere mai osate prima.
Un anno dopo Arbie lavora in un fast-food dove si serve esclusivamente pollo, mentre Wendy si è unita alle C.L.A.M.- College Lesbians Against Multinationals (e non so perchè ma anche questo acronimo è stranamente invitante) e frequenta la lesbicona mascolina Micki;

i due sono su fronti opposti: Arbie vuole difendere il suo lavoro, Wendy distruggere la catena di fast-food; ma sono costretti a fare fronte comune: il ristorante sorge su di un antico cimitero indiano e, come da tradizione, gli spiriti incazzati cominciano a possedere i cadaveri dei polli dando vita alla notte dei polli viventi!


Oppa Troma Style!

Ed è di nuovo una sarabanda di splatter a fiotti, con i polli mannari che smembrano e divorano la carne degli stupidi abitanti del New Jersey! 

E i nativi americani? Cosa avranno da dire sul fatto che i maledetti uomini bianchi hanno dissacrato l'ennesimo luogo sacro? 

Nulla, tranne un abbondante fiotto di vomito!

La cultura del fast-food viene letteralmente sbrandellata: Paco sborra nel tritacarne e diventa un panino parlante! Lloyd Kaufman interpreta l'Arbie del futuro che torna indietro per dire a sè stesso di lasciar perdere il lavoro da cameriere! Il capo di Arbie è un pazzo scatenato e i suoi colleghi degli psicopatici, tra i quali spunta anche una tizia perennemente avvolta in un burka perché siamo coscienti dei tempi che corrono.

"Hamburger umano al tavolo 5!"

E come si può resistere alla cattiveria insita nello sfotto contro gli indiani? 

Con il whisky come unica arma in grado di fermare i polli-zombi! 

E le scene lesbo? eheheheh


"Heaven! I'm in Heaven!"

103 minuti di puro divertimento tromaiolo privo di noia o tempi morti; 

e se non è abbastanza è solo perchè dopo sarebbe arrivato:



RETURN TO NUKE'EM HIGH- VOLUME 1 (2013)






PRO: 
Asta Paredes (praticamente la Ellen Page dell'underground) e Catherine Corcoran!!!!!!!! 
Il digitale aiuta: è meno sciatto degli altri;
alcune intuizioni sono geniali.

CONTRO: 
è comunque (un pò) noioso.



E la Troma compie (quasi) 40 anni.

"Return to Nuke'Em High- Volume 1" segna un triplice traguardo: è il primo film Troma totalmente girato in digitale, è il primo remake di un film Troma ed è il primo ad avere il sostegno di una casa di produzione occidentale "seria", la Anchor Bay.

Kaufman torna al liceo di Tromaville quasi trent'anni dopo la prima incursione e ha le idee chiare: non fare un semplice remake, ma riconcepire l'originale e al contempo dargli una sorta di seuqel; parola di Stan Lee, che introduce il tutto!


"E' chiaro a tutti?" 


E come fai ad aggiornare il trash anni '80 agli anni '10 del 21° secolo?


Semplice, prendi come punto di riferimento Quentin Tarantino!

In pratica, Return to Nuke'Em High altro non è che il primo "Class" con forti dosi killbillose sottopelle; e riesce ad essere veramente migliore di molta della produzione Troma precedente.

Non c'è il rifiuto del passato, anzi la prima scena parla da sé: due studenti chiusi nello sgabuzzino del bidello ci danno dentro, una tubatura si rompe e li squaglia a morte poco prima del climax; il bidello arriva, vede le ossa ed esclama "Mah!"; 

è tutto ok, la Troma non si imborghesisce!

Ma non solo: i vecchi liquami radioattivi vengono sostituiti dagli scarti chimici di un'industria di fast food diretta da un certo Mr. Herzkauf (genio!), identico ad un certo Kaufman; 

i due fidanzatini vengono defenestrati in favore di due gnocchissime protagoniste femminili: Asta Paredes (Chrissy) e Catherine Corcoran (Lauren) nei ruoli della ragazza dei sobborghi e di quella dei quartieri alti che scoprono la propria vera inclinazione sessuale.... SWEET!


Love is in the air! 

E ci sono naturalmente tutte le mutazioni splatterose!

Un nerd finisce bruciato vivo dopo aver ingurgitato un taco mutante e il referente del fast food (un ciccione hitleriano) si difende dicendo che è colpa della classe di recitazione che ha messo in scena "Morte di un commesso viaggiatore" in stile Christopher Nolan; 

le due belle protagoniste, dopo essersi scambiate i fluidi, mutano in una donna incinta con le tette spruzza-acido e in una lesbo-ninja con un fallo da mezzo quintale.

E c'è Kevin, l'anatra sboccata che Lauren ama come un figlio... e che finisce pure lui per mutare.



Provate a dire che non vi piace! 


E i Cretins?

Ci sono, ci sono; 

e sono una delle parti migliori; il glee club più sgangherato del mondo viene mutato nel nostro adorabile gruppo di punkabbestie assetate di sangue; e si divertono a scaraventare cani e professoresse giù dalle cascate, a creare incidenti stradali con inquadrature rubate da Sgt.Kaubukiman N.Y.P.D. e a dare fuoco alle feste in cui non sono invitati.

E quando tra le loro grinfie capita la bella ragazza dei quartieri alti...


DUCK RAPE!
Il che è una scusa per le due belle lesbo-gnocche per vendicarsi a colpi di super poteri mutanti!

Ossia tette acide e un utero che strappa i cuori e li da in pasto al fallo gigante della compagna...mmmm, ora si che mi sono innamorato!

E questo è vero girl-power: due belle ragazze innamorate ed incazzate che si vendocano dei loro aguzzini! 

Kill Bill docet! 

Roba che se Chrissy e Lauren si trovassero davanti Lady Gaga le darebbero una lezione di stile divorandola con i loro lombi mutogeni e limonandosi a sangue nel suo sangue... e io sarei ancora più innamorato!

Provate a dire che neanche questo non vi piace!


In pratica, c'è tutto quello che ci piace della Troma: splatter, gnocche, tette, lesbopomiciate a gogo, cattivo gusto, cattiveria.... e il digitale assicura quel minimo di cura nella messa in scena in più che in passato mancava. 

E in più un ritmo migliore dei vecchi capitoli.

E con i pregi tornano anche i difetti: la noia non manca comunque; 

e sopratutto: caro Kaufman, ho capito che vuoi fare il Tarantino del trash, ma almeno un diavolo di finale decente lo potevi mettere!

Che la citazione di De Palma con il culo della Corcoran sarà pure bella da vedere, ma lascia l'amaro in bocca che è uno schifo!
Quindi non resta che augurarci una rapida uscita in home video del Volume 2 e tirare le somme di stà retrospettiva.


Greetings from Cretins 2013 


TO BE CONTINUED (OF COURSE!)




Io amo la Troma.

Perchè o la si ama o la si odia.

Perchè o si sta al suo gioco o ti schifi.

Ma se non ti schifi non ti diverti.

Perchè saper accettare quel poco che Herz e Kaufman sanno darti vuol dire essere onsesti con sé stessi e accettare la propria parte in quello che è un gioco.

Un gioco sciatto, stupido e fiero di esserlo.

E per farvi capire quanto valga davvero, riporto quello che il boss mi disse prima di parte per Tromaville:



"La Troma non vuole fare arte, anche se su ogni poster di ogni film c'è scritto il contrario.

Quello di Kaufman non è un vero inno all'indipendenza, quanto la voglia di esagerare, di sputare il cattivo gusto e l'esagerazione dritto in faccia allo spettatore.

Se ne frega di tutto e di tutti.

Ma lo fa con una purezza unica.

Una purezza dovuta alla genuina voglia di scioccare, subordinata alla mera voglia di intrattenere.

Non cerca di arruffianarsi il pubblico con toni seri, nè cerca di spacciare la sua comicità trash e spesso involontaria come ironia.

In pratica, a differenza di Hollywood, non cerca mai di giustificare in alcun modo i propri eccessi e le proprie ossessioni.

E per questo merita di essere applaudito"




Capito?

Persino il rettiloide cresciuto a pane e Kubrick lo aprrezza!

E se ancora non siete convinti, potete vedere aggratis tutti i film Troma.

o quasi.

Quindi ve lo chiedo per l'ultima volta: cosa volete di più?





LUNGA VITA ALLA TROMA!