martedì 24 novembre 2015

Bone Tomahawk

di S.Craig Zahler.

con: Kurt Russell, Patrick Wilson, Richard Jenskins, Lili Simmons, Matthew Fox, Sid Haig, David Arquette, Kathryn Morris, Michael Parè, James Tolkan, Sean Young.

Western/Horror

Usa 2015















Il western è un "genere" immortale. Dato più volte per estinto (è di qualche giorno fa la dichiarazione di Steven Spielberg secondo la quale "i cinecomic si eclisseranno come successe con il western", con evidenti risvolti ridicoli, oltre che catastrofici) e sempre, prepotentemente tornato alla ribalta, vista la sua codificazione nello stesso DNA del cinema americano, che lo ha trasfuso in ogni altro genere e filone possibile. Ultimo, ma non meno importante, l'horror, che con "Bone Tomahawk" vi viene saldato in modo curioso.



La cittadina di frontiera di Bright Hope è teatro di un misterioso rapimento. Lo sceriffo Frankilin Hunt (Kurt Russell) recluta una "posse" composta dal suo vecchio vice Chicory (Richard Jenkins), lo sfrontato vanesio Brooder (Matthew Fox) ed il cowboy O'Dwyer (Patrick Wilson), marito di una delle vittime, per indagare. I responsabili sembrano appartenere ad una oscura tribù di nativi, temuti e scacciati perchè dediti all'incesto e al cannibalismo.




S.Craig Zahler nasce come scrittore, poi votatosi al cinema dapprima come sceneggiatore, poi nelle più inusuali vesti di direttore della fotografia e, in ultimo, regista. Autore dello script ed ideatore dell'intero progetto, si rifà a fonti piuttosto originali per la sua visione western: al bando i classici John Ford e Howard Hawks, ma anche i più moderni Sergio Leone e Sam Peckinpah, Zahler guarda a Monte Hellman ed al suo west sulfureo ed introspettivo. I paesaggi di "Bone Tomahawk" sono brulli ed infestati da sterpaglie, non hanno la magnificenza della tradizione, né la vis violenta del cinema crepuscolare: la frontiera è arida, vuota, un luogo inospitale ed irto di pericoli, lontano anni luce da qualsiasi forma di mito.
I personaggi che la popolano si rifanno in parte al western più elegiaco: il vecchio sceriffo, con i suoi baffoni bianchi ed il volto duro e carismatico di Kurt Russell, non sfigurerebbe in un revival dei tempi della New Vawe americana, mentre "l'adorabile idiota" vice di Jenkins è un omaggio riuscito ai caratteristi leoniani. Tra loro, la nota più bizzarra è data da quello che si rivelerà il vero eroe della vicenda: lo storpio O'Dwyer, totalmente fuori posto in un luogo insidioso, eppure incredibilmente vincitore, in una riscrittura dei luoghi comuni quasi iconoclasta.



Il connubio tra western e horror non è ibridazione totale, quanto una saldatura tra i due: metà film viene costruita come un western bizzarro, l'altra metà come un cannibal movie alla Deodato, dove i "selvaggi" sono aizzati dall'idiozia dell'uomo bianco. Lo splatter non manca, riuscendo talvolta a disturbare, ma l'enfasi viene posta più che altro sull'assurdità di un assunto che, per quanto mai improbabile, è più verosimile di quanto si possa pensare.
E da questo punto di vista, Zahler vince la scommessa: nonostante le lungaggini e la regia acerba, il suo excursus è interessante e riuscito. Un piccolo esperimento che dà alla luce un frutto bizzarro, che forse avrebbe fatto meglio ad osare di più, ma che riesce ad incantare, sopratutto grazie al cast affiatato. Tanto da chiedersi il perchè la sua uscita sia stata destinata al solo mercato direct-to-DVD: nomi coinvolti e valori produttivi sono al pari di qualsiasi uscita cinematografica stagionale, Se non talvolta superiori.

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