mercoledì 26 luglio 2017

Dracula 3D

di Dario Argento.

con: Thomas Kretschmann, Asia Argento, Rutger Hauer, Marta Gastini, Unax Ugalde, Miriam Giovannelli, Maria Cristina Heller, Augusto Zucchi, Giovanni Franzoni.

Horror/Trash

Italia, Francia, Spagna 2012
















L'Italia è un paese di sicofanti; affermazione indubbia, quasi superficiale e scontata; in ogni ambiente, sia quello cinematografico che quello lavorativo in genere (senza contare quello politico, poiché sarebbe come sparare su di una crocerossina obesa e zoppa usando un cannone) è appestato dai lecchini, con la loro sfrontata carica di arrivismo, i loro nauseanti salamelecchi, le loro ridicole genuflessioni, le smielate parole dolci gridate a petto in fuori per compiacere il potente di turno, alle volte neanche per ottenere qualcosa, per il semplice gusto di farsi notare.
La stampa ovviamente non fa differenza; è come potrebbe? Dopotutto l'Italia è 57ma tra i paesi con la maggiore libertà di stampa, ovverosia non esiste una vera libertà di espressione sulla carta stampata o sulle versioni On-Line dei maggiori quotidiani. L'asservimento al potere, pratica fantozziana del quale l'italiano medio è cosciente ma non può liberarsi, è uno sport nazionale; è nel DNA dell'italiano leccare culi, prostrarsi dinanzi al soggetto dotato di potere, umiliarsi per compiacerlo, obliterare la verità ad hoc solamente per ottenerne i favori (o sperare di ottenerli, poiché la bassezza non ha mai fine).
Si potrebbero citare centinaia di esempi di "leccaculismo" che quotidianamente vengono riportarti da quel rimasuglio di stampa libera o che, peggio, si verificano sotto i nostri occhi. Eppure, nessun esempio sarebbe illuminante quanto le reazioni che neanche cinque anni fa scatenò l'uscita nelle (poche) sale di "Dracula 3D"; molti critici, di molte importanti testate giornalistiche, scrissero pezzi entusiastici sull'ultima fatica di Dario Argento, il grande maestro del brivido nazionale che si confrontava per la prima volta con la ripresa stereoscopica e ne usciva trionfante.
E forse, quelle ipocrite, luride, stupide e (inutile dirlo) false recensioni erano invece la prova di un talento latente; perché ci vuole davvero un coraggio da leoni (oltre che una faccia di bronzo) per scrivere qualcosa di positivo sull'ultima fatica del fu Maestro Argento; un film talmente brutto, mal scritto, mal diretto, mal interpretato, mal concepito, afflitto da una sciatteria totale e totalizzante che al confronto un qualsiasi film della Troma sembra diretto da Kubrick e Welles messi assieme, "La Terza Madre" sembra "Suspiria" e "La Sindrome di Stendhal" diviene uguale a "Profondo Rosso".




Ma prima di capire cosa non funzioni in "Dracula 3D" e perché, meglio portare un pò di numeri; Argento lavora con un budget di 5 milioni e 600 mila dollari in un periodo in cui la produzione italiana media ha un budget di 2 milioni stentati (e di lì a qualche anno, il budget medio crollerà ad 1,2 milioni); i soldi dunque non mancano. E per essere chiari oltre che precisi, di questi 5 milioni e passa, un cifra imprecisata è stata concessa dallo Stato in quanto il film è stato ritenuto "di interesse culturale", mentre circa 300 mila euro sono stati concessi dalla Lazio Film Commission, ossia fondi pubblici, sborsati dal contribuente italiano; tuttavia, in una nazione che elargisce fondi a film come "Natale a New York" classificandoli come "cinema d'essai", verrebbe quasi da scusare lo sborso di una tale cifra per finanziare un film semplicemente brutto e non anche offensivo (anche se solo fino ad un certo punto). Va inoltre sottolineato come l'intera storia del Conte Vampiro venga riadattata molto liberamente e si svolge adesso totalmente in Tansilvania; il che è una scusa per Argento e soci per andare a girare l'intero film in Romania e risparmiare sui costi; e chi se ne importa se tra quei soldi ci sono anche fondi pubblici che non vengono reinvestiti sul territorio.
Già queste considerazioni sarebbero sufficienti a far sbarrare gli occhi, ma impallidiscono dinanzi al prodotto finito e alla sua oscena qualità; e per essere sempre il più chiari e completi possibile: Argento qui lavora accanto a tre suoi collaboratori storici, ossia Claudio Simonetti per le musiche, Sergio Stivaletti per gli effetti pratici e Luciano Tovoli alla fotografia, lo stesso di "Suspiria", anche se si stenta a crederlo; i talenti, sulla carta, non mancano, dunque la pessima riuscita del tutto la si deve a lui, all'autore, ossia alla mente dietro il progetto, evidentemente incapace di creare qualcosa di riuscito, figuriamoci di bello. E sempre per essere onesti: anche la scelta di mettere Thomas Kretschman nei panni di Dracula e Rutger Hauer in quelli di Van Helsing. sulla carta aveva senso. Sulla carta.



Hauer fa il suo dovere, il suo Van Helsing tutto sommato funziona, pur essendo un personaggio totalmente piatto, messo lì giusto per arrivare a chiudere l'ultimo atto; la sua performance è priva di guizzi, ma almeno riesce a non scadere nel ridicolo; di tutt'altra pasta è però l'esperienza che ha passato sul set: forse a causa dell'aggravarsi del suo stato di salute a causa dell'età, non proprio da virgulto, pare si sia perso nei boschi durante le riprese; notizia che fa tristezza, data la sua caratura di attore, spesso bistratta a causa dell'infima qualità delle produzioni in cui prende parte.
D'altro canto, il Conte di Kretschmann non ha nulla di affascinante, figuriamoci di spaventoso; è una specie di Don Matteo vampiro, bardato com'è in un improbabile pastrano nero ed agghindato con un foulardino di seta nera al collo da dandy di provincia; ricorda in parte il Dracula del "Van Helsing" di Sommers (sempre per restare in tema di pessime trasposizioni con pessima CGI e pessimo gusto estetico), ma perlomeno le sue movenze ed i suoi dialoghi non sono ridicoli; il più delle volte. A discolpa di Kretschmann va detto che aveva davvero pochissimo con cui lavorare; Dracula qui è un semplice mostro ammazzatutti dai modi affabili, il cui ruolo di monarca del paesino rumeno vorrebbe quasi portare ad una lettura metaforica sulla malvagità del potere, che puntualmente non arriva; in compenso, la componente romantica che tanta fortuna gli ha garantito negli ultimi anni, viene recuperata in extremis nell'ultimo atto, giusto per dargli qualcosa da fare e per consentire a Van Helsing di avere una scusa per confrontarlo. Certo che quel ghigno ridicolo che ogni tanto fa capolino sul suo volto fa cadere anche l'ultimo barlume di decenza data dall'impegno dell'attore; decenza che manca in praticamente ogni altro singolo aspetto del film.




Argento dimostra di aver completamente dimenticato come si costruisce una scena, come si inquadra un soggetto e come si adoperi il montaggio; forse a causa dell'uso di cineprese stereoscopiche e nella futile ricerca di una profondità data unicamente dall'effetto tridimensionale, costruisce ogni singola inquadratura in modo bidimensionale, spesso lasciando i soggetti di lato, adoperando sempre il campo americano e qualche sparuta volta, per concedere finalmente un filo di profondità, un'obliqua dall'alto; l'uso dei dettagli, che pur fece la fortuna del suo stile, qui è praticamente bandito, così come i primi piani si contano sulle dita di una mano monca. La grammatica filmica, in sostanza, va a farsi benedire, tanto che le immagini sembrano quelle di un filmino amatoriale.
Bruttezza delle inquadrature che fa il paio con l'orrenda fotografia; Tovoli illumina a giorno ogni scena, persino quelle in notturna (facendo aumentare ancora il tasso di ridicolo involontario) e spesso sovraespone i soggetti, facendo somigliare il film ancora di più ad una produzione amatoriale; il che va unito all'uso della brutta CGI per gli effetti ambientali e di una color correction che sembra fatta da un daltonico, al punto che talvolta le inquadrature di una medesima scena finiscono per non combaciare sul piano dei colori.
Le immagini finiscono così per essere semplicemente brutte per la maggior parte della durata; brutte e ridicole quando di mezzo c'è la computer graphic.




Gli effetti in CGI, sia quelli adoperati per fini estetici che per dar vita alle creature, sono talmente falsi che sembrano usciti dritti dritti dagli anni '90; la qualità del rendering e delle animazioni sono talmente scarse che verrebbe voglia di rivalutare gli effetti si "Spawn" e "Mortal Kombat- Distruzione Totale"; sembrava impensabile presentare dei modelli 3D così poveri nel 2012, eppure Argento ha avuto l'ardore di farlo; la bruttezza delle immagini si fa così insostenibilmente comica quando Dracula si trasforma in un lupo palesemente falso; o quando verso lo spettatore vola un Dracula trasformato in una civetta talmente finta da perdere in qualità persino se paragonata a quella che appariva nel "Labyrinth" di Jim Henson... nel 1986!





Ma il pessimo gusto per gli effetti è finanche scusabile, laddove si tiene conto del pessimo gusto adoperato per ricreare la figura del Conte e cercare di spaventare il pubblico; non si capisce perché Dracula debba trasformarsi in un trio di scarafaggi o in uno stormo di mosche, neanche fosse una specie di abitante delle fogne in vacanza; così come l'uso della civetta, animale che di certo non spaventa quando ricreato al computer (su questo Argento avrebbe molto da imparare da Lynch ed i suoi gufi della Loggia Nera); evidentemente Argento crede che il pipistrello e la nebbia siano simboli superati; cosa c'entri però una civetta con un succhiasangue è tutto da capire.
E poi c'è lei, la trasformazione a cavolo per antonomasia, divenuta vero simbolo del film: una mantide da 80 chili. Perché? Cosa c'entra la mantide religiosa con il mito del vampiro? Con una creatura dai canini appuntiti che beve sangue? Impossibile saperlo. Fatto sta che la sua entrata in scena è da antologia del cinema trash, grazie anche al solito pessimo rendering e alle animazioni da due soldi; ancora più memorabile è però la battuta che chiude la scena: Mina chiede al Conte "Che cosa ho visto?" in un involontario sfondamento della quarta parete che dà voce ai pensieri dello spettatore, facendo schizzare il tasso di ridicolo alle stelle.




Alla bruttezza delle immagini, all'orrenda CGI e alle inquadrature povere, va poi aggiunto il pessimo commento musicale; la colonna sonora di Simonetti sembra la vecchia OST di un film di serie B americano degli anni '50; tutte le sonorità sono ricreate con un theremin che sembra costruito in casa, le melodie sono scarne e l'effetto creato non ha nulla a che spartire con le pretese gotiche delle immagini; sembra quasi che in sede di montaggio, l'addetto al mixaggio audio abbia voluto fare un brutto tiro ad Argento e soci e sostituito la colonna sonora con quella di un vecchio film; e invece no, purtroppo è tutta farina del sacco di Simonetti, approvata da un Argento che oramai forse non ci prova neanche più a cercare di ricercare una forma estetica convincente.
L'unico che riesce a fare ancora il suo dovere, a prescindere dagli anni sul groppone, è Stivaletti, i cui effetti artigianali sono semplicemente perfetti e la cui cura certosina stride con la pessima CGI, facendola apparire, se possibile, ancora più povera.




C'è però un difetto anche peggiore della bruttezza estetica, della stupidità e del ridicolo involontario; ossia la noia. "Dracula 3D" è un film incredibilmente noioso; persino al netto del ridicolo, delle risate di pancia che di certo non mancano, il ritmo è lento e la storia inesistente.
Argento tenta di rileggere il classico di Bram Stoker più che adattarlo, ma non è Coppola e non riesce a farlo suo. La tensione è inesistente (e non potrebbe essere altrimenti, date le abbondanti dosi di humor non voluto), l'intreccio è basico: il Conte è cattivo perché cattivo, il Conte vampirizza una tipa tanto per, il Conte chiama come bibliotecario Jonathan Harker, nulla per una mezz'ora buona, il Conte fa una mezza strage in una locanda, il Conte si ricorda della trama e rapisce Mina, Van Helsing all'arrembaggio, il Conte muore, Van Helsing fa un monologo dove spiega, a fine film, la caratterizzazione di "innamorato folle" del Conte. Tutto qui, tutto lineare, tutto basico, senza guizzi. Ed in fondo è anche normale che sia così: non ci si possono certo aspettare miracoli quando alla sceneggiatura ci sono, oltre al fu Maestro del Brivido ormai bollito, un produttore di melodrammoni spagnoli (Enrique Cerezo, che dalla sua può almeno vantare le collaborazioni con Alex de la Iglesia), uno scrittore di fiction RAI (Stefano Piani) ed uno stagionato sceneggiatore di horror di serie B (Antonio Tentoni), a creare un ideale "dream team" del trash involontario.




Un'ultima prova, questa di Argento, che ne sancisce la totale, definitiva ed incontrovertibile morte artistica; anzi, tenendo conto di come questa sia in realtà avvenuta già da decenni, si può parlare di resurrezione, di ascesa ai cancelli del trash: se quando si tocca il fondo non si può che scavare fino a giungere a "La Terza Madre" e non ci si ferma, ci si evolve in qualcosa di altro, in una caricatura di tutto ciò che si era prima. Ed Argento ha avuto davvero un cursus honorum strambo: innovatore, maestro del giallo, vanto nazionale, poi mestierante, pessimo mestierante, regista di filmacci ed ora leggenda del trash. E guardando indietro, a cosa furono i suoi film nel periodo d'oro, non si può che dolersene.




Ma tant'è, per un sicofante che vuole farsi notare è stato persino facile scrivere come, in realtà, "Dracula 3D" sia un film che vuole essere ridicolo, che vuole far ridere perché vuole essere una parodia e che per questo non deve essere preso sul serio; da cosa lo si evinca non è dato saperlo: il Dracula di Argento è invece un film che si prende sempre e comunque sul serio, per questo è una perla del trash. Negarlo equivale a mentire. Anzi, di più: negarlo per cercare il consenso di Argento, equivale a sputargli in faccia, a mancargli di rispetto, a fargli credere che il suo lavoro abbia ancora un valore effettivo.
Se davvero si ama Argento ed il suo lascito, bisogna esseri sinceri, per quanto offensivi: "Dracula 3D" potrebbe tranquillamente rientrare nella top five dei film più brutti mai concepiti (ed insidiare persino "Troll 2" per i primi posti) ed Argento, con esso, dimostra di non essere neanche più l'ombra del cineasta che fu.

4 commenti:

  1. Non hai recensito "le cinque giornate".
    Riguardo alla top 5 dei film più brutti mai concepiti, mi puoi s(consigliare) qualche fil da (non)vedere assolutamente.
    Del genre che faresti vedere al tuo peggior nemico sotto tortura.

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    1. Non l'ho recensito e non lo recensirò perché non rappresenta in alcun modo il cinema di Argento.

      Guarda, penso che di film brutti ne conosci già abbastanza.
      Piuttosto ti do un consiglio: smettila di guardare solo ciofeche, ci sono tanti grandi capolavori che meritano una visione, basta perdere tempo con la cacca.

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  2. Chiariamoci un po'.
    Nelle mia videoteca personale posseggo,tra l'altro, film per palati raffinati; come Stalker,Zardoz,Old boy,Sogni,il settimo sigillo,l'Ultima tentazione di Cristo e anche qualche film di Dario Argento
    (rigorosamente quelli antecedenti al tracollo artistico).
    Quindi in sintesi, no, non il mio tempo dietro alle ciofeche (o almeno quelle che non meritano).
    Poi si è vero, lo so che sono tanti i capolavori da vedere assolutamente, ma tento di rimediare col tempo.
    Infine una domanda sorge spontanea, come è possibile che dopo Dracula 3d, Hollywood sia riuscita a fare peggio, ovvero Dracula Untold.

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    1. Il mio non voleva essere insulto, ma solo un consiglio. Se ti sei comunque sentito offeso, ti chiedo scusa.

      Su "Dracula Untold" non concordo: ok, è un film brutto è stupido, ma perlomeno dimostra una padronanza del mezzo maggiore rispetto a quanto visto in "Dracula 3D".

      Per essere chiari: chiunque con con un minimo di esperienza e 5 milioni e passa di budget sarebbe stato in grado di fare un film migliore o perlomeno un film che sembri tale.

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